Scie di vita sul fiume

Scie di vita sul fiume

A proposito di Golden Waters.
Un progetto dell’artista Grimanesa Amoros applicato al Soleri Bridge di Scottsdale, in Arizona. Un dialogo proficuo tra la luce del sole e quella delle stelle

di Antonino Saggio

Scie di vita sul fiume

Scie di vita sul fiume

A proposito di Golden Waters.
Un progetto dell’artista Grimanesa Amoros applicato al Soleri Bridge di Scottsdale, in Arizona. Un dialogo proficuo tra la luce del sole e quella delle stelle

di Antonino Saggio

Nella pagina precedente: come si presenta Golden Waters

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Le onde luminose di Golden Waters

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Le onde luminose di Golden Waters

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I fasci luminosi di led che avviluppano il Soleri bridge. Progetto Grimanesa Amoros. Le immagini del servizio sono disponibili per courtesy of the Scottsdale Public Art and Grimanesa Amoros

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I fasci luminosi di led che avviluppano il Soleri bridge. Progetto Grimanesa Amoros. Le immagini del servizio sono disponibili per courtesy of the Scottsdale Public Art and Grimanesa Amoros

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Grimanesa Amoros. Foto Gigi Stoll

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Grimanesa Amoros. Foto Gigi Stoll

Se si fa un giro nelle raccolte iconografiche del passato, in particolare francese, ci si imbatte di continuo nella immagine del ponte abitato. Una popolazione di costruzioni e di botteghe: un via vai costante che dall’acqua va alle cose e alle persone. Il ponte in queste immagini è un pezzo di città, un pezzo di strada che capita di essere “anche” un attraversamento, ma che è molte altre cose insieme. La nascita della civiltà industriale e meccanica annichilisce quasi d’un colpo questa immagine. Il ponte diventa legato alla conquista meccanica del mondo ed è quindi assolutamente, pervicacemente funzionale a uno e uno solo scopo.

Nascono i ponti della ferrovia per far viaggiare i treni dai centri città all’immenso territorio e poi i ponti automobilistici o quelli della metropolitana o quelli per il gas e l’acqua. New York è una città molto famosa in questo immaginario perché l’isola di Manhattan è tutta legata con ponti alla baia che la circonda. Anche nelle città europee l’idea dei ponti come parti del tessuto urbano viene dismessa per far posto all’dea del ponte monofunzionale, ideale prolungamento di un boulevard cittadino come nella Parigi di Haussmann. Un arco progressivamente più esile ed elegante serve a far correre il nastro d’asfalto delle macchine.

In qualche città rimangono, come vestigia del passato, i vecchi ponti abitati. Si pensi a Ponte Vecchio a Firenze, per fare un esempio, o al Ponte di Rialto a Venezia, ma di norma i ponti vengono tutti modernizzati: di quelli abitati che esistevano a Londra e Parigi non è rimasto quasi nessuno.

Perché questo discorso? Ma perché da alcuni anni timidamente comincia a riaffacciarsi l’idea di un uso più complesso del ponte all’interno della città contemporanea. Innanzitutto molti e numerosi ponti pedonali rendono possibile accoppiare altre funzioni lungo il suo sviluppo, poi alcuni ponti “abitati” sono stati progettati e in alcuni casi realizzati e ne abbiamo fatto cenno in altri articoli (leggi).
 

I progetti di Soleri

Questa volta in particolare vogliamo occuparci della realizzazione di un ponte che collega il tema dell’arte alla rivitalizzazione della città. Due personaggi sono legati alla storia. Il primo è l’architetto di origine italiana Paolo Soleri (1919-2013), la seconda è l’artista americana, ma di origine peruviana, Grimanesa Amoros. Vediamo che cosa succede.

Paolo Soleri già alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso realizza uno stupendo progetto di ponte. Si chiama “The Beast” ed è una sorta di ponte membranale. Un ponte cioè che non funziona attraverso gli schemi statici abituali – l’arco, il trilite, l’incastro, la combinazione tra parti compresse e tese con l’ausilio di stralli – ma appunto con una idea continua di struttura come fosse una membrana. Il ponte non è stato realizzato anche se forse ha ispirato altri artisti, architetti e ingegneri (per esempio Sergio Musmeci nel suo Ponte nel Basento del 1967-1976). Soleri progetta molti altri ponti alla fine degli anni Cinquanta in un concorso per il Lussemburgo e affronta il tema della plurifunzionalità prima in una ricerca chiamata Arcology per Il MIT nel 1969 e poi nel New York Pulse Bridge del 1989: che si basa, oltre a innovativi sistemi di controbilancio dei carichi con grandi serbatoi di acqua nei piloni – da cui il nome Pulse – anche per la presenza nell’impalcato di laboratori di ricerca e controllo, di spazi informativi, di ristoranti e negozi. Uno degli ultimi volumi della serie “Gli Architetti” è dedicato a questo grande architetto italiano scomparso nel 2013, (Luigi Spinelli, Paolo Soleri, Paesaggi tridimensionali, Marsilio, Venezia 2006): siccome il libro è fuori distribuzione, mi fa piacere ricordare che esistevano alternative ai dvd o ai libri di soli immagini e lo metto gratis per il lettore de L’Architetto in questa occasione.
 

Il ponte in Arizona

Finalmente nel 2008, dopo decine e decine di progetti di ponti, Soleri comincia a realizzare un progetto, siamo a Scottsdale in Arizona. Così come si legge nel sito, il ponte “unifica passato e presente, si mescola con l’eredità di culture diverse, ricorda la centralità del rapporto uomo-natura” che è decisiva in tutta l’opera di Paolo Soleri. L’idea di base è naturalmente la multifunzionalità che si esplica, oltre che nell’attraversamento pedonale e ciclabile, nel ruolo di coagulo sociale sul lungo fiume del ponte e nel fatto che esso rende tangibile, come spesso in Soleri, una idea di architettura in rapporto alla volta celeste. Una sorta di ponte non soltanto fisico ma anche simbolico tra terra e cielo. Il ponte, infatti, funziona anche come strumento solare: una piccola asola tra i due piloni consente al raggio di luce di penetrare e proiettarsi nell’impalcato. La lama di luce a terra permette di controllare, per esempio, la differenza tra il mezzogiorno solare e l’ora convenzionale: la stessa variazione della luce a seconda del periodo dell'anno diventa anche un fattore di interesse in particolare a ogni solstizio d'inverno (21 dicembre), quando il sole si abbassa e l’ombra diventa particolarmente lunga. Il ponte e la piazza celebrano inoltre gli equinozi che sono il 21 settembre e il 22 marzo. Il ponte meridiana diventa così una sorta di totem per lo spazio civico, un simbolo aggregante. “Il Ponte tra materia e spirito: è materia che si fa spirito” titolava Soleri un suo scritto del 1969.

Da quando Il ponte fu commissionato dalla Scottsdale Public Art, quasi venti anni fa, il contesto urbano attorno si è profondamente rinnovato. Quando l'inaugurazione ha avuto luogo nel dicembre 2010 l’idea che prese progressivamente piede è che il ponte diventasse l’epicentro di una serie di eventi artistici curati dalla struttura Scottsdale Temporary Art e che si svolgono nelle sue immediate adiacenze o addirittura sull’acqua. Naturalmente è un’idea che conosciamo bene e che ormai riscuote un certo successo anche in diverse città d’Italia, per esempio Luci d’artista a Torino e oggi anche a Salerno. Ma la particolarità di questa situazione è che coinvolge attivamente il fiume ed è proposta in una serie di installazioni sull’acqua. Tra esse “Blooms” di Bruno Munro, il festival “Canal Convergence” che si tiene ormai da tre anni o il progetto “Jelly in the sky” di Shana Koening e soprattutto la grande opera di Grimanesa Amoros che, installata alla fine di giugno, è attiva per tutta l’estate del 2015.
 

Nasce Golden Waters

Il progetto Golden Waters di Grimanesa Amoros è creato materialmente da molti tubi di led di diversi colori agganciati materialmente al ponte di Soleri che si estendono per diverse decine di metri nell’acqua. Sono linee illuminate nella notte, riflesse nell’acqua che accendono scie di desiderio e di interesse nel visitatore e che innestano molte associazioni, dai canali di irrigazione alle traiettorie dei pianeti. Le onde luminose partono dall'acqua, avvolgono il ponte di Soleri, si irradiano nell’ambiente urbano. Il ponte, con gli alti piloni inclinati e i tubolari dell’impalcato, e le linee avvolgenti di Golden Waters diventano così un’opera unitaria che dimostra come il ponte nella nuova città e civiltà dell’informazione può tornare a essere elemento aggregante. Indubbiamente queste onde della Amoros sono bellissime e fanno pensare a quelle linee forza che Umberto Boccioni tanto inseguiva nel suo lavoro: le linee forza che dovevano slanciarsi fuori dell’oggetto scultoreo per far vibrare l’atmosfera, per irradiare un nuovo mondo di energia. Di più, qui sole e luna diventano speculari: se Soleri traccia il movimento del sole nella lama di luce tra i due piloni, Amoros sembra tracciare le ellissi e i vortici delle comete e delle stelle nella notte.

Soleri e Amoros insieme ci sembra diano una bella prova di intelligenza e queste iniziative rendono l’arte partecipe del rinnovo urbano, catalizzano la vita della città e aumentano le sue potenzialità di sviluppo. D’altronde noi a Roma, che di acqua e di fontane ce ne intendiamo, lo sappiamo bene. L’acqua che scorre è un simbolo stesso della vita e dà forza e coraggio. A proposito di Roma, è da molti anni e anni che l’artista americana Kristin Jones lotta per fare spazio all’arte sul Tevere. Il progetto si chiama Tevere eterno e ha avuto alcune installazioni in passato, ma molte altre cose si potrebbero fare (una grande opera dell’artista William Kentridge è in progetto per il 2016) ma trovano gli ostacoli di chi vede nel lungofiume al massimo un’occasione commerciale.

Ma operane nell’arte vuol dire anche combattere l’abbandono e il degrado, spingere i cittadini a partecipare, aumentare il livello di controllo e sicurezza sociale. Insomma l’idea che le birre e i panini servono e l’arte sia inutile e accessoria è quanto di più errato e miope si possa pensare. Il Tevere e i tanti fiumi italiani possono ricominciare a far scorrere la vita se si accendono come Soleri e Amoros dimostrano.