Scatto moderno

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Architettura Sintattica è una mostra fotografica con dieci autori che in 40 immagini raccontano in modo originale alcune eccellenze del Moderno milanese e lombardo

di Roberto Mutti

Scatto moderno

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Architettura Sintattica è una mostra fotografica con dieci autori che in 40 immagini raccontano in modo originale alcune eccellenze del Moderno milanese e lombardo

di Roberto Mutti

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Grattacielo Pirelli, Gio Ponti e altri, Milano. Foto Daniele Zerbi

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Grattacielo Pirelli, Gio Ponti e altri, Milano. Foto Daniele Zerbi

Posta al centro dell’attenzione non solo nazionale in virtù dei nuovi quartieri che ne hanno mutato l’aspetto proiettandola in una contemporaneità che sa di futuro, Milano ha cominciato a guardarsi allo specchio facendo scoprire anche al grande pubblico quanto gli addetti già sapevano, che la città è sempre stata un laboratorio di modernità.

Per raggiungere questa consapevolezza la fotografia è diventata strumento indispensabile anche grazie a una nuova generazione di autori, alcuni dei quali caratterizzati da una formazione in architettura, che con il paesaggio urbano ha cominciato a cimentarsi con rigore. Ne è ulteriore riprova la mostra "Architettura Sintattica" (promossa da Regione Lombardia in collaborazione con Triennale, aperta fino al 1° dicembre), curata da Maddalena D’Alfonso e Lorenzo Degli Esposti, che raccoglie le quaranta immagini realizzate da dieci autori legati a un progetto esposto nel titolo ”Architettura Sintattica” dove, cioè, l’immagine restituisce la plasticità del soggetto ripreso inserendolo in un contesto urbano storicizzato.

Anche lo spazio espositivo non è stato scelto a caso, in un’area gradevolmente neutra di un luogo simbolo della modernità milanese come il Grattacielo Pirelli, che conduce a un percorso scandito da incroci di sguardi. Sono quelli dei fotografi che hanno indagato sul territorio per cogliere i segni di interventi realizzati da venti grandi architetti impegnati non solo con committenze istituzionali e di grande impatto, ma anche con interventi privati di case di abitazione. Colpisce subito, già nell’immagine di Maurizio Montagna dedicata proprio al ’Pirellone’, l’approccio antiretorico che dell’edificio non sottolinea l’insieme ma lo slancio: soprattutto in un accostamento con le riprese invece rigorosamente frontali dedicate alla Torre Breda o agli edifici (Casa Rustici e la comasca Casa del Fascio) di Terragni.

Questa linearità dai tratti fortemente geometrici viene ribadita in un intrigante confronto fra Davide Zerbi e Maurizio Petronio impegnati in comuni interpretazioni di edifici che vengono sì analizzati in quanto tali, ma anche accostati a porzioni di architetture del passato come a voler sottolineare l’audacia di quei progetti.

E quella ribadita da Matteo Cirenei con riprese di particolari così giocate sulle linee nette (comprese quelle dei fili elettrici che attraversano gli spazi) da alludere a certe opere d’arte informale. Ogni autore porta il segno deciso del suo stile, così Marco Introini spazia con la consueta perizia dalla leggerezza dell’Asilo Sant’Elia alla monumentalità di Palazzo Montecatini. Che invece Giada Ripa alleggerisce riprendendone in un trittico in notturna solo su una porzione di spazio. Se Filippo Poli riafferma l’importanza della presenza dei volumi – si innalza quasi altera la sua Torre Tirrena in piazza Liberty, si incontrano in un abbraccio gli edifici di via Lanzone – Filippo Romano sceglie invece una visione più discreta rinunciando a inseguire le forme inusuali della Torre Velasca per indagare nel traffico che ne caratterizza l’area alla base.

Alla Ca’ Brutta, infine, Claudio Sabatino dedica un omaggio delicato: la riprende a colori di notte – quando Milano è o sembra più bella – per evidenziarne la superficie come fosse una pelle un tempo considerata provocatoria e scandalosa, oggi guardata con ben altro sguardo.

Piace l’idea di dare spazio ad autori diversi, anche molto giovani come nel caso di Marco Menghi che firma la fotografia introduttiva alla mostra, da cui ricavare uno sguardo fresco e originale, quello che probabilmente Milano si merita.