Fiumara d’arte 3.0

Fiumara d’arte 3.0

Dalle prime grandi sculture monumentali nella valle del Tusa
al riconoscimento del Parco Fiumara d’arte.
Per la Sicilia è il momento di valorizzare
questo straordinario patrimonio

di Antonino Saggio

Fiumara d’arte 3.0

Fiumara d’arte 3.0

Dalle prime grandi sculture monumentali nella valle del Tusa
al riconoscimento del Parco Fiumara d’arte.
Per la Sicilia è il momento di valorizzare
questo straordinario patrimonio

di Antonino Saggio

Nella pagina precedente: Festival alla Piramide al 38° parallelo, Fiumara

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La vallata da cui si scorge la Piramide. Le foto sono di Antonino Saggio

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La vallata da cui si scorge la Piramide. Le foto sono di Antonino Saggio

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La Porta della bellezza a Librino, quartiere di Catania

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La Porta della bellezza a Librino, quartiere di Catania

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Una curva alle spalle del tempo

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Una curva alle spalle del tempo

Continuando a riflettere sul tema del rapporto tra fiume, arte, architettura e sviluppo territoriale e urbano (L’Architetto) è quasi indispensabile affrontare il caso di Fiumara d’arte, in Sicilia.
Vediamo innanzitutto di cosa si tratta. Il torrente Tusa scende dai monti Nebrodi per arrivare al mare Tirreno, nella costa settentrionale della Sicilia, dove sfocia non lontano da Santo Stefano di Camastra verso oriente e a Cefalù verso occidente.

Anche se le due città sono l’una centro rinomato per la ceramica e l’altra meta turistica internazionale, la valle del Tusa è protetta e racchiusa su se stessa, basti pensare che il viadotto sul torrente è stato uno degli ultimi completati dell’autostrada Messina Palermo. La valle è contrappuntata da piccoli centri (Tusa, Pettineo, Motta d’Affermo, ormai molto spopolati) e da un paesaggio mediterraneo in cui la coltura principale è quella dell'ulivo: è un ambiente forte e suggestivo che apre squarci sul mare di grande intensità. È un ambiente anche ricco dal punto di vista archeologico: infatti su un leggero pendio si distende il sito archeologico di Halaesa, una delle città sicule rimaste più a lungo indipendenti, a testimoniare anche storicamente la condizione di confine di questa area tra la zona siciliana orientale – occupata dalle colonie greche – e quella occidentale, con insediamenti punici.

Il torrente Tusa gode di un ambiente integro all’intorno, è largo e bellissimo, ed è contraddistinto da grossi ciottoli giallo ocra-arancio. Queste pietre tonde che rotolano l’una sull’altra sino al mare hanno generato un’immagine molto bella. Il poeta americano della beat generation Gregory Corso, che ha vissuto a lungo questi luoghi, scrisse: “la mia vita scorre come una pietra lungo il fiume che non ha paura di diventare mare”.

In questo scenario naturale, molto bello quanto periferico, nell’anno 1986 si solidifica un atto dirompente. Pietro Consagra realizza una delle sue opere scultoree più grandi e importanti ,La materia poteva non esserci”, e la realizza esattamente sul greto del torrente, una vera e propria opera “abusiva”. Un’opera d’arte arriva così nel paesaggio siciliano, una sorta di apparizione aliena si materializza.

Come se non bastasse, tre anni dopo un altro grande artista italiano, Tano Festa, crea questa volta addirittura sulla spiaggia un’altra grande opera monumentale, “La finestra sul mare”, che incornicia la rocca di Cefalù e soprattutto è visibile sia dalla ferrovia che dalla strada statale. Per migliaia di viaggiatori diventa un landmark: ‘Siamo arrivati alla finestra?’ ‘Quanto manca alla finestra?’  ‘Eccola, tra dodici minuti siamo a Cefalù’.

Cosa succede? Cosa c’è sotto queste opere? C’è un groviglio di energie, di forze, di contraddizioni che queste opere rivelano con la forza scandalosa dell’arte.
 

Una figura anomala anima tutto

La prima contraddizione è legata alla modalità della creazione. Le grandi sculture sono realizzate da una impresa di costruzioni e cementi in Sicilia il cui fondatore, Angelo Presti originario di Pettineo, è il padre di Antonio nato nel 1957. Alla morte del padre il giovane Antonio sospende le sue attività artistiche – ha fatto parte dei laboratori sperimentali di Gassman e Proietti a Roma – e si prende sulle spalle la società. Decide però di operare una sorta di riscatto: al margine dei lavori per strade e viadotti vuole donare arte alla sua terra. Contatta così il grande scultore Consagra, che aveva già realizzato opere anche a Gibellina Nuova del post terremoto del Belice, per affidargli una scultura che è anche naturalmente una sorta di monumento al padre.

Dunque ecco il primo intreccio contraddittorio: il figlio amante dell’arte costretto ad assumere le proprie responsabilità imprenditoriali e che riscatta la situazione – mafiosità comprese – facendo realizzare, completamente a sue spese, questa opera che rimane una delle più importanti di Consagra, “La materia poteva non esserci. Si tratta di due grandi elementi accostati, uno bianco e un nero, alti 18 metri e traforati. Il cemento armato diventa lastra invece che massa, spinge a guardare attraverso e anche a percorrerlo stretti dalla lastre. Andandoci, si scopre subito che l’arte è un vero e proprio strumento per orientare lo sguardo. Le colline, il cielo, la fiumara assumano una forza e una presenza ancora maggiore attraverso l’opera.

Lo stesso effetto che si ha sull’opera del pittore Tano Festa a Villa Morgi che abbiamo ricordato. Siamo in un contesto bellissimo di acqua e mare e allo stesso tempo derelitto: una costa abbandonata in cui è presente anche il grande rudere di un oleificio. In questo scenario sorge sulla spiaggia questo enorme telaio azzurro, anche qui ricordo di una scomparsa. Tano Festa intitola l’opera “Monumento per un poeta morto” (1989), appunto il fratello scomparso suicida. Con ancora maggiore perentorietà di Consagra l’opera è uno strumento dello sguardo. Incornicia il mare, i monti, la collina, la rocca di Cefalù e fa sentire immersi nel paesaggio che è ora da guardare criticamente, da assorbire coscientemente. Una macchina dello sguardo.

Presti continua a realizzare altre opere monumentali come Una curva alle spalle del tempo (1988) di Paolo Schiavocampo, il Labirinto di Arianna (1990) di Mauro Staccioli. Indice anche un concorso per artisti in cui si afferma Antonio di Palma con Energia mediterranea (1990), con una suggestiva scultura abitata che costruisce una grande onda azzurra di cemento nel paese collinare di Motta d’Affermo.

Queste opere d’arte, realizzate ai margini dei lavori edili dell’impresa, marcano la sua figura come una sorta di mecenate contemporaneo. Così è certamente, ma Presti non è solo committente, è anche artista egli stesso e contemporaneamente imprenditore. Un mix realmente originale che non può non dare fastidio e non solo ai ricordati cercatori di percentuali sui lavori edili.
 

Un lungo e tormentato percorso

Ed ecco arrivare, terribile, la seconda contraddizione. Lo Stato, sollecitato dal successo di queste opere, entra in azione con una serie di azioni legali per “abusivismo” e occupazione di suolo pubblico. Si innestano vent’anni di battaglie legali, sino a richieste di arresto e di demolizione: se ne possono seguire le vicende nel sito di Fiumara d’arte. Ma arriviamo a due punti salienti. L’architetto Bruno Zevi, a metà del suo mandato (1987-1992), si fa promotore di una interpellanza parlamentare (firmata con Calderini, Teodori e Rutelli) “per far cessare lo scempio e la persecuzione delle autorità locali” nei confronti dell'iniziativa. Uno Stato passivo rispetto a milioni di metri cubi abusivi agisce contro opere che creano invece “un nuovo ed eccezionale comprensorio artistico, culturale e paesistico di rilievo internazionale”. La battaglia continua per anni, anche con richieste di arresto, multe, avvisi di demolizione, ma finalmente Antonio Presti vince quando, il i6 gennaio 2006 dopo 25 anni, viene riconosciuto il Parco di Fiumara d’arte dalla Regione Siciliana che ha approvato l’istituzione del percorso turistico culturale e si prende in carico le opera (Legge Regionale 6/06).
 

Nuove strade

Nel frattempo Presti si muove anche in altre direzioni. Attiva molte manifestazioni che coinvolgono artisti e popolazioni nei paesi della valle del Tusa, crea l’Albergo Atelier dell’Arte a Castel di Tusa, dove ogni stanza è affidata a un artista e crea una sorta di galleria d’arte da abitare (non solo dai turisti ma anche da bambini e insegnanti in speciali occasioni), e si muove sempre più attivamente a Librino, un grande quartiere satellite della città di Catania in cui il coinvolgimento degli abitanti è diretto, per esempio, nella realizzazione di una grande opera collettiva come “La porta della bellezza”.

Realizza infine un’ultima opera a Fiumara, “La Piramide al 38º parallelo” (2010), firmata Mauro Staccioli. Una grande piramide in cor-ten inclinata su base triangolare lascia una fessura aperta a occidente da cui penetra la luce al tramonto. La piramide è l’occasione per creare dei festival che ogni anno coinvolgono decine di artisti, musicisti, poeti, danzatori e molte migliaia di persone e intere scolaresche spesso partecipi attivamente.

Progressivamente Presti agisce sempre più sistemicamente: non aiuta solo a far nascere l’opera ma innesca un insieme di relazioni di forze e di attori che creano dei cerchi che fanno muovere l'ambiente attorno a sé. E lo fanno muovere simbolicamente, socialmente, politicamente, creando anche, come è ovvio, vibrazioni e turbolenze. Ecco quindi che l’arte che affonda in una serie di contraddizioni, e di crisi cerca di trovare la forza di esistere, di mostrare altre possibiltà, altre strade.

Contemporaneamente grazie a fondi europei e della Regione Sicilia inizia il restauro delle grandi opere monumentali, alcune già terminate e altre cantierizzate. Ma naturalmente non basta il restauro. Questo parco di arte, il più esteso d’Europa, ha anche bisogno di lavori di implementazione nell’immediato intorno e anche di interventi a scala territoriale che mettano in rete le opere e che creino  il presupposto per la valorizzazione del contesto sociale ed economico. Ecco il punto: l’arte, in questo caso l’arte immersa nel paesaggio lungo la valle del torrente Tusa, può essere volano di molta micro economia sostenibile e compatibile. Per esempio sviluppando forme di imprenditorialità giovanile come l’esperienza dei “Bollenti spiriti” della regione Puglia da anni attivato con successo.

Ho guidato quest’estate il workshopTerra, acqua, cielo: tre anelli per fiumara d’arte” per fornire idee e contributi. Il succo del nostro lavoro è che queste opere monumentali possono essere landmark per sviluppare molte iniziative di valorizzazione culturale e turistica per riattivare in maniera compatibile i valori del territorio dell’economia e della cultura. Il loro segreto, come si diceva, è quello di essere macchine per lo sguardo critico per sentire ancora di più il paesaggio naturale e storico. Trovando la grande scultura monumentale con un percorso in auto o a cavallo, a piedi in bicicletta o in moto, il paesaggio entra progressivamente dentro ciascuno, l’opera è come la tappa di un percorso spirituale, anche se diversamente dal famoso Camino di Santiago de Compostela, tutto laico.