Porti per unire





Porti per unire

L’Unione Mediterranea degli Architetti promuove
una riflessione sui luoghi di incontro e scambio
tra le culture che si affacciano sul bacino
che è stata la culla della civiltà.
Un concorso per l’immagine simbolo

di Francesco Nariello





Porti per unire





Porti per unire

L’Unione Mediterranea degli Architetti promuove
una riflessione sui luoghi di incontro e scambio
tra le culture che si affacciano sul bacino
che è stata la culla della civiltà.
Un concorso per l’immagine simbolo

di Francesco Nariello

Nella pagina precedente: un angolo del progetto secondo classificato, di Başak Kalfa, dalla Turchia

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Il progetto vincitore, del turco Egehan Savgi

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Il progetto vincitore, del turco Egehan Savgi

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Il logo del concorso promosso da Umar

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Il logo del concorso promosso da Umar

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La proposta dello spagnolo Gonzalo Ortega, terzo classificato

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La proposta dello spagnolo Gonzalo Ortega, terzo classificato

Un mosaico in grado di rappresentare l’identità del Mediterraneo, tra architettura e patrimonio, città e cultura. È questa l’idea alla base del progetto grafico vincitore di “Reflection of Mediterranean”, concorso internazionale organizzato da Umar (Unione Mediterranea degli Architetti): l’organizzazione che raggruppa Ordini e Associazioni nazionali degli architetti dei paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, la cui attività punta proprio a tenere insieme le tessere di una cultura millenaria – quella mediterranea – creando occasioni di incontro e confronto tra i progettisti provenienti dalle diverse sponde del bacino.

L’ultimo evento, durante il quale si è celebrato il ventennale dell’Umar, si è svolto a Roma lo scorso 27 febbraio, presso la Casa dell’Architettura. Oltre all’assemblea dell’associazione, che attualmente riunisce le organizzazioni nazionali degli architetti di dodici paesi del Mediterraneo (Cipro, Egitto, Francia, Grecia, Italia, Libano, Malta, Marocco, Palestina, Portogallo, Spagna, Turchia), è andato in scena un ricco programma di appuntamenti. Dal convegno “Porti del Mediterraneo, antico e globale” al finissage della mostra sull’Architettura razionalista italiana in Libia, fino all’esposizione dei progetti vincitori del concorso internazionale “Reflection of Mediterranean”.

“Luoghi di guerre, di crociate e colonizzazioni, avamposto per il traffico di merci, ma anche approdi di migranti, di culture e religioni, pertanto siti di architetture e paesaggi”: sono definizioni che rappresentano in pieno l’essenza dei porti del Mediterraneo e che hanno formato il “sottotitolo” del convegno, introdotto dal presidente del Cnappc, Leopoldo Freyrie, dal numero uno di Umar, André Bekhazi, e dal presidente dell’Ordine di Roma, Livio Sacchi. Nel corso dell’evento sono stati presentati i casi studio dei porti di Genova, Tripoli, Fiumicino.
 

Porti come luogo di unione

“I porti del Mediterraneo, sia in guerra che in pace – spiega Giorgio Parodi, delegato Umar per il Cnappc – hanno sempre rappresentato luoghi di unione e scambio. Per questo oggi ci chiediamo se le trasformazioni dei grandi scali portuali – Genova, Venezia, prime porte di accesso europee sul Mediterraneo, ma anche Marsiglia, Barcellona, oppure Fiumicino, il porto di Roma – siano solo operazioni economiche, che rimangono chiuse nell’ambito di uno sviluppo cittadino, o rispondano anche alla necessità di essere elementi di comunicazione per tutto il bacino mediterraneo La domanda che ci siamo posti, dunque, è: si tratta di trasformazioni ‘chiuse in se stesse’ o che guardano a obiettivi più ampi, a partire dagli scambi di matrice culturale?”.

Alcune risposte si possono già dare. “Si pensi a Genova o a Marsiglia, entrambe nominate Capitali europee della Cultura, ma lo stesso discorso può valere per Barcellona, le cui riqualificazioni di aree portuali hanno guardato oltre, contando su una spinta culturale e di apertura verso eventi internazionali. Si è trattato di trasformazioni delle aree portuali capaci di generare vantaggi economici per le singole città, ma che, allo stesso tempo, hanno perseguito l’obiettivo di continuare a rappresentare punti di unione e aggregazione culturale per tutto il bacino mediterraneo. L’auspicio è di proseguire nella stessa direzione con le operazioni in programma, come quella di Fiumicino. Anche perché ci sono stati diversi esempi negativi che hanno rappresentato scommesse esclusivamente economiche, poi fallite: basti pensare a Gioia Tauro ma anche, per cambiare contesto, a Odessa, in Ucraina”.

Offrire attraverso un’immagine la rappresentazione dell’identità complessa del Mediterraneo è stato invece il tema del concorso “Reflection of Mediterranean”, organizzato da Umar attraverso il Segretariato della Camera degli Architetti di Turchia (Cat). L’obiettivo è stato, in primo luogo, coinvolgere gli studenti universitari di architettura dei Paesi dell’area nella progettazione grafica di un poster in grado di incarnare l’essenza del patrimonio culturale del Mediterraneo con le sue architetture, le città, gli spazi e le strade. Il progetto vincitore – che Umar utilizzerà come “marchio” per le proprie attività – è quello di Egehan Savgi, studente turco che ha disegnato, all’interno della sagoma del Mare Nostrum, un mosaico formato da immagini evocative del patrimonio dei paesi membri di Umar: dal Pantheon di Roma al New Acropolis Museum di Atene, dalle strade di Marsiglia alle Piramidi di Giza.

“Attraverso il concorso – spiega Parodi – gli architetti hanno voluto sottolineare la matrice culturale comune che unisce i paesi del Mediterraneo. Dai progetti grafici presentati, infatti, sono emersi i tanti elementi in comune che ci legano. Ancora più importante, soprattutto in questo delicato periodo storico, è stato il coinvolgimento degli studenti universitari, che in qualche modo ha dato un seguito alle Summer School organizzate da Umar negli anni passati, ora sospese, riservate agli studenti di architettura delle Università dei paesi del bacino. Un’occasione importantissima per la conoscenza reciproca e lo scambio di competenze per i futuri progettisti delle diverse sponde del Mediterraneo”.

Il progetto vincitore del concorso e gli altri due premiati (Başak Kalfa, dalla Turchia, e Gonzalo Ortega, dalla Spagna) sono stati esposti alla Casa dell’Architettura in occasione della giornata per il ventennale Umar. Che è stata anche l’occasione della chiusura della mostra (allestita sempre nella struttura di Piazza Manfredo Fanti) dedicata all’Architettura Razionalista italiana in Libia (curatore Walter Baricchi).
 

Promuovere l’internazionalizzazione

A ribadire l’impegno degli architetti per la valorizzazione della progettualità nell’area del Mediterraneo – di cui è un ulteriore segno tangibile la 4° edizione del Premio Internazionale Abitare il Mediterraneo, lanciata la scorsa estate a Lampedusa e promossa da Cnappc, Consulta Regionale degli Architetti di Sicilia e Umar – è stato il presidente del Dipartimento Esteri del Cnappc, Domenico Podestà, ricordando l‘attenzione del Consiglio nazionale verso il tema dell’internazionalizzazione nel senso più ampio. “In particolare –  ha detto il consigliere –  stiamo lavorando da tempo a protocolli di intesa con paesi emergenti, anche membri dell’Umar, come il Marocco. L’intenzione è creare iniziative che partano dallo scambio culturale per diventare concrete opportunità di lavoro e che rappresentino per gli architetti stranieri l’occasione per acquisire competenze in settori importanti, come ad esempio il restauro”.

Sta per partire, inoltre, una nuova iniziativa. “Abbiamo appena annunciato e proporremo presto al board dell’Umar – spiega Podestà – il sostegno a un’iniziativa già patrocinata dal Cnappc: un progetto per la promozione dell’ecoturismo in Africa, avanzato dall’associazione C4ED –  Committee for Ecotourism Development – e che sarà lanciato nei prossimi mesi. Il programma prevede un concorso rivolto agli architetti italiani affinché presentino idee e suggerimenti su aspetti pratici e logistici legati alla realizzazione di una struttura di accoglienza per ecoturisti. Il premio ai migliori consisterà nel loro inserimento nella realizzazione dell’opera. Ma l’iniziativa avrà un impatto importante anche a livello locale, creando molte opportunità lavorative, anche per i professionisti del luogo”.