Editori self-made

Editori self-made

Sono profondi i cambiamenti nell’editoria legata all’architettura. Anche tra le giovani generazioni si seguono strade diverse. Tra chi punta su web e social e chi sceglie soluzioni più tradizionali

di Gianpiero Venturini

Editori self-made

Editori self-made

Sono profondi i cambiamenti nell’editoria legata all’architettura. Anche tra le giovani generazioni si seguono strade diverse. Tra chi punta su web e social e chi sceglie soluzioni più tradizionali

di Gianpiero Venturini

Coll

Illustrazione di Agus Coll per Q9

Coll

Illustrazione di Agus Coll per Q9

Moinopolis

La copertina del secondo numero della rivista Moinopolis

Moinopolis

La copertina del secondo numero della rivista Moinopolis

Attraverso i miei articoli ho sempre cercato di aprire una finestra sulle nuove generazioni di architetti che, a scala europea, sembrano costruire il proprio lavoro su una serie di tematiche comuni che li lega fortemente, nonostante le loro differenze culturali o la distanza geografica. Recentemente ho parlato di gestione dello spazio pubblico come argomento che riscopre l'importanza degli spazi cittadini e dei processi di gestione che li caratterizzano, come nuova opportunità sulla quale confrontarsi. Ho anche affrontato il tema della sostenibilità economica del progetto, così come la necessità di utilizzare le nuove tecnologie per migliorare la qualità del proprio lavoro.

Durante le interviste che realizzo chiedo spesso al mio interlocutore come, dal suo punto di vista, la crisi economica ha influito sul proprio lavoro e nella maggior parte delle occasioni ricevo risposte tra loro molto simili. La crisi economica ha certamente cambiato il modo di fare la professione, riducendo le opportunità concrete di fare progetto. Ma, allo stesso tempo, molti intravedono il lato positivo, considerando questo momento di cambio come una nuova opportunità che, generalmente, viene identificata in una maggiore disponibilità di tempo per ideare nuovi progetti e ricerche. I ritmi frenetici che avevano contraddistinto la professione durante il boom economico che ha segnato gli anni precedenti alla crisi hanno anche portato a una produzione incessante di progetti realizzati con scarsità di tempo e risorse.

Ed è questa una delle risposte più comuni che ho ricevuto durante le mie recenti interviste a giovani architetti europei: “La crisi ci permette di avere più tempo per pensare, senza la necessità e la pressione di dover per forza "fare qualcosa" seguendo i tempi dettati dal mercato”. La disponibilità di più tempo, unita alla riduzione degli edifici costruiti, si traduce sempre più spesso in una serie di progetti teorici ed editoriali. A questo si deve aggiungere che le nuove tecnologie che abbiamo a disposizione per lavorare a distanza – e attraverso piattaforme di condivisione sempre più facili da utilizzare – hanno aiutato la crescita di progetti editoriali self-made, che possono essere concepiti, editati e curati a distanza, senza quasi nessun impegno economico.
 

Una piattaforma per le generazioni future

Q9 non è solo una rivista ma, come la definiscono gli stessi fondatori attraverso il loro manifesto, è una "agorà digitale e fisica, una piattaforma e fonte d'informazione per studenti di architettura e giovani laureati". Si, perché Q9 non guarda alle nuove generazioni di architetti, ma a quelle future. Si rivolge principalmente agli studenti, con i quali lavora per coinvolgerli all'interno di una serie di attività pratiche e teoriche che vanno a contribuire alla loro formazione. L'obiettivo che si pone Q9 è generare informazione, attività e conseguente divulgazione, affinché sia compresa a 360° dal pubblico. In un certo senso è un mezzo che si contrappone alla struttura accademica tradizionale, cercando di aprire altri percorsi per i futuri architetti che seguono l'inevitabile percorso offerto dall'accademia.

Il metodo di lavoro di Q9 si fonda su due tipi di azioni: fisica e digitale. Se il contenuto digitale è periodicamente pubblicato attraverso la pagina web del collettivo, denominata "Q9 Magazine", quella fisica, gestita attraverso "Q9 Plataforma", unisce le esperienze pratiche delle attività come workshop, conferenze, dibattiti ed esposizioni. Spesso anche in Italia le associazioni studentesche lavorano attivamente alla realizzazione di attività per gli studenti, luoghi di incontro e dibattito per promuovere una visione diversa da quella tradizionale dell'università. Forse, in un momento di cambio come questo, la piattaforma di Q9 si dirige nella giusta direzione.

"Non ci siamo mai posti l'obiettivo di inventare un prodotto innovativo. Ci rivolgiamo principalmente a studenti e neo-laureati e lo facciamo attraverso la piattaforma che, oltre a diffondere contenuti, prova sempre a generarne di nuovi" , raccontano Pep Quíllez e Sonia Lamesa, due dei fondatori della piattaforma con sede a Barcellona. "Sono due fattori che hanno determinato il successo di questo progetto, che si trasforma in megafono per coloro che si confronteranno con il mondo del lavoro solo tra qualche anno".

Non si tratta solo di organizzare attività, essere presenti sul web e fornire nuovi contenuti agli studenti. Questi ingredienti devono anche essere abbinati e pensati nelle giuste dosi e Q9 sembra riuscirci, anche attraverso un'attenzione verso la componente internazionale. Importante è infatti saper creare contenuti aperti a tutti, ma soprattuto riuscire a condividere queste esperienze a 360° attraverso attività che guardano al contesto locale, così come a quello internazionale. Il manifesto di Q9 traccia una serie di attività che realizza la piattaforma: i Cara a Cara (Faccia a Faccia), per conoscere in prima persona architetti di ogni generazione attraverso un formato informale di discussione; i concorsi di fotografia, i workshop, i cineforum e una serie di collaborazioni a livello mediatico che aprono il progetto della piattaforma a esperienze internazionali che intendono produrre proposte e confrontarsi con altri progetti legati all'architettura e ai protagonisti del futuro.

Anche l'aspetto economico del progetto non è da sottovalutare. Come spesso succede, iniziative di questo tipo vengono lanciate autonomamente da gruppi di studenti che, unendo le loro forze, si trovano a dirigere un progetto auto-finanziato. E così è stato per i ragazzi di Q9 che, nonostante abbiano cominciato con una serie di micro progetti interni all'università, oggi riescono comunque a sostenere i propri eventi attraverso alcuni sponsor che garantiscono il finanziamento delle proprie iniziative. È tutto sommato un aspetto importante che dimostra ancora una volta che iniziative come queste possono essere realizzate anche senza un vero e proprio committente.
 

Ritorno alla carta

Moinopolis è invece un progetto editoriale più tradizionale. Non lo è nei contenuti ma nella forma, che si traduce in una pubblicazione annuale, come tante altre di alta qualità prodotte in ogni parte del mondo. La prima questione interessante è legata a chi la produce: Radostina e Deniza Radulova, sorelle, partner fondatrici di studiod3r (Mannheim, Germania), hanno lanciato il primo numero della rivista nel 2012 in completa autonomia e senza alcun fondo proveniente da sponsor esterni. Moinopolis si definisce "laboratorio internazionale di idee che affronta questioni legate allo spazio". In un certo senso Moinopolis va contro alle logiche del web, della comunicazione social che sempre di più contraddistingue qualsiasi tipo di progetto. La scelta del formato, dell'uso della carta ha certo un valore critico verso un modello sempre più superficiale, dove le informazioni vengono più spesso catalogate e giudicate per la loro quantità, piuttosto che per la loro qualità.

È senza ombra di dubbio un aspetto sul quale Radostina e Deniza puntano con forza, anche attraverso un modello che gioca su due livelli: da un lato la tipologia dei contenuti, selezionati attraverso una call annuale alla quale possono partecipare tutti, ma solo i pochissimi selezionati vedranno pubblicato il proprio contributo nel magazine, dall'altro l'aspetto multidisciplinare. Sia Radostina che Deniza hanno studiato architettura, ma entrambe sono consapevoli dell'importanza sempre crescente delle altre discipline. Così, parafrasando le loro parole, Moinopolis esplora questioni contemporanee e il loro rapporto con la società, la cultura, le nuove tecnologie, l'urbanistica e, ovviamente, l'architettura. Lo fa attraverso l'apporto di varie discipline ed esperti, ricercatori e creativi dai diversi background. Moinopolis è arrivato al suo terzo numero ed è pronto a lanciare la prossima call aperta per la realizzazione del quarto. La pubblicazione è, per così dire, low cost: Moinopolis è un progetto senza fini di lucro, anch'esso basato sulla collaborazione. La mancanza di fondi è una questione centrale per qualsiasi tipo di progetto che vuole iniziare da zero, e che sia del tutto auto-prodotto, ma questo elemento non ha ridotto le ambizioni di Radostina e Deniza che, pur avendo investito tempo e risorse, sono consapevoli che bisogna continuare a proporre idee e storie per poter ripensare alla disciplina.

Anche per Moinopolis il progetto è nato in un certo senso in relazione alla maggiore disponibilità di tempo per pensare a idee e progetti di questo tipo. Le due sorelle sono infatti fondatrici dello studio studiod3r, attraverso il quale portano avanti concorsi e interventi di varia scala, ma la crisi, come per molti altri architetti di nuova generazione, non ha certo facilitato la possibilità di realizzare progetti secondo le aspettative: "non esiste una vera e propria connessione tra il nostro studio e il progetto editoriale – raccontato Denisa e Radostina – a volte risulta frustrante non poter praticare la professione per la quale hai dedicato tanti anni di studio. E forse è anche questo uno dei motivi per cui abbiamo deciso di dedicarci a Moinopolis, perchè in questo momento l'unico modo per prendere una posizione chiara in architettura, è proprio scrivendo".
 

Il futuro del mondo editoriale

Questi progetti rappresentano solo alcune delle tante iniziative presenti all'interno del panorama europeo. Questo fenomeno interessa da vicino i famosi magazine di architettura che hanno caratterizzato la storia dell'editoria italiana e internazionale da molti decenni. La grande facilità con la quale si producono contenuti condivisi attraverso il web non ha risparmiato i grandi nomi del mondo editoriale che, pur mantenendo il controllo del mercato dell'informazione, si sono dovuti adattare al cambio per stare al passo coi tempi e le richieste del mercato.

Ricerche e progetti editoriali come Moinopolis o Q9 sono sempre più frequenti, anche perché è sempre più semplice accedere alle informazioni, editarle e pubblicarle in autonomia. Ognuno di noi con un computer e una connessione internet può aprire un blog, una pagina web o un profilo facebook per condividere contenuti, ai quali bisogna aggiungere ovviamente qualità. Le regole tuttavia non sono così chiare: progetti dai contenuti elevati e profondi falliscono e altri a una prima impressione più leggeri, trionfano nel web, seguiti da migliaia di followers. Non esiste una vera e propria regola, ce lo insegnano Deniza e Radostina che, nell'epoca del web, ritornano alla pubblicazione tradizionale, puntando sui contenuti, più che sulla visibilità.