Lorenzo Bellicini

Il mercato delle costruzioni

Scenario demografico di lungo periodo. Il boom dell’Africa e le conseguenze per noi

di Lorenzo Bellicini - direttore Cresme

Secondo le ultime proiezioni delle Nazioni Unite la popolazione mondiale passerà dagli attuali 7,3 miliardi a 9,7 miliardi nel 2050 e a 11,2 miliardi nel 2100. Lo crescita demografica dipenderà dal sensibile miglioramento delle condizioni di vita dei paesi più poveri, con l’adozione di un regime alimentare più adeguato e la riduzione delle cause di morte per malattia, grazie della diffusione di  moderne cure mediche. 

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L’orizzonte previsionale definisce un allungamento della vita media che passerà dai 71 anni attuali a un valore medio di circa 77 anni. La fecondità, invece, è prevista in riduzione, passando dagli attuali 2,5 figli per donna a circa 2,2 nel 2050, segnando però una lieve ripresa nei paesi ricchi, dove ormai è giunta abbondantemente sotto il livello di sostituzione delle generazioni, e una accentuata riduzione nei paesi poveri.

Quasi tutto l’aumento di popolazione, il 98% dell’incremento complessivo, avverrà nei paesi in via di sviluppo, mentre nei paesi sviluppati la popolazione resterà sostanzialmente stazionaria. Oltre la metà dell’aumento di popolazione avverrà in Africa, che raddoppierà la consistenza demografica attuale, e circa il 28% nel continente indiano. Due miliardi, due miliardi e mezzo di persone che dovranno nutrirsi e vestirsi, che avranno bisogno di spazi dove vivere e abitare e di combustibili ed energia per produrre e spostarsi, ponendo numerosi interrogativi sul piano della sostenibilità e disponibilità di risorse sufficienti.

Secondo un recente studio (Roger Le B. Hooke, José F. Martin-Duque e Javier Pedraza, Land Trasformation by Humans: A Review, in GSA Today, dicembre 2012) basato su osservazioni satellitari ad alta risoluzione, al 2007 più della metà della superfice terrestre risulta antropizzata, per la precisione il 54%. Nel conto il 47% è destinato a coltivazioni agricole, forestali e pascoli, il 3% è occupato da aree urbane, il 3% da edifici dedicati ad attività economiche, l’1% è occupato da infrastrutture (strade, porti, ferrovie, ecc.). Della parte non utilizzata solo il 28% è coperto di boschi e foreste, mentre il 19% non è utilizzabile per l’agricoltura perché ghiacciato, desertico o in alta montagna.

Gran parte della crescita demografica si concentrerà nelle grandi aree urbane, grazie a massicce migrazioni dalle aree rurali. Negli scenari delle Nazioni Unite la popolazione urbana ha già superato quella rurale nel 2007, giungendo al 53% nel 2014, e le prospettive sono di ulteriore crescita, fino a sfiorare il 70% nell’orizzonte di previsione. A crescere saranno le megalopoli dei paesi in via di sviluppo, ma non solo, le città europee, per l’invecchiamento strutturale e la bassa natalità, segneranno un lento declino della popolazione indigena. In Europa il trend demografico sarà sempre più influenzato dai flussi migratori dai paesi in via di sviluppo ancora per parecchi anni. Lo scenario migratorio, infatti, prevede un azzeramento dei flussi solo nel 2100.

L’Italia si prolunga nel Mediterraneo come un ponte vero l’Africa, già oggi vediamo le conseguenze di un flusso demografico pesante: cosa succederà nei prossimi quindici anni se le previsioni dell’ONU sono corrette? Cosa succederà tra il 2015 e il 2030 quando la popolazione africana crescerà di 33 milioni di persone all’anno e quando tra il 2030 e il 2050 di oltre 53 milioni di persone all’anno? Cosa succederà alle città africane negli anni futuri, ai sistemi infrastrutturali, ai processi di industrializzazione, urbanizzazione, infrastrutturazione?

L’Africa può essere la prossima Cina. Lo scenario delle opportunità e dei rischi per il nostro paese sono veramente eccezionali, da qualsiasi parte li si misuri. Lo sviluppo di uno scenario per il settore delle costruzioni, per l’architettura e per l’urbanistica italiana non può non tenere conto di una tale cambiamento epocale e di un tale mercato.