Le profondità
di Gaetano Pesce

Le profondità
di Gaetano Pesce

Le opere esposte al MAXXI esprimono la chiara ispirazione
che nasce dal mondo marino. In un contrasto tra polarità
che generano una creatività esplosiva

di Antonino Saggio

Le profondità
di Gaetano Pesce

Le profondità
di Gaetano Pesce

Le opere esposte al MAXXI esprimono la chiara ispirazione
che nasce dal mondo marino. In un contrasto tra polarità
che generano una creatività esplosiva

di Antonino Saggio

trullo

PesceTrullo a Ostuni. Nella pagina precedente, Pugno all’architettura. Courtesy Gaetano Pesce Studio

trullo

PesceTrullo a Ostuni. Nella pagina precedente, Pugno all’architettura. Courtesy Gaetano Pesce Studio

bricole

Bricole in Laguna, 2013. Foto Sebastian Piras, NY. Courtesy Gaetano Pesce Studio

bricole

Bricole in Laguna, 2013. Foto Sebastian Piras, NY. Courtesy Gaetano Pesce Studio

montanara

Montanara, 2009. Courtesy Gaetano Pesce Studio

montanara

Montanara, 2009. Courtesy Gaetano Pesce Studio

drawing

Casa squamosa di Bahia, 1998. Courtesy Gaetano Pesce Studio

drawing

Casa squamosa di Bahia, 1998. Courtesy Gaetano Pesce Studio

lagoon table

Lagoon Table, 2012. Foto John-Rohrer. Courtesy Gaetano Pesce Studio

lagoon table

Lagoon Table, 2012. Foto John-Rohrer. Courtesy Gaetano Pesce Studio

Al MAXXI di Roma è aperta sino al 5 ottobre una grande mostra di Gaetano Pesce. Pensavo a quale può essere il modo migliore di introdurre al lettore che non conosce l’opera e il quesito non è scontato perché si tratta di una personalità che sfugge costituzionalmente alle etichette.

Ho pensato allora che un modo per arrivare rapidamente a sentire quello sguardo liquido, acquatico, ondeggiante e soprattutto sottomarino è inventare una nuova figura. Quella del sireno. Si tratta di un essere vivente a metà virilmente uomo e a metà pesce, un ibrido strano che avvolge le sue spire nell’acqua e ne emerge per realizzare con mani e sguardi tutti umani oggetti, cose e case, forme, scritti, disegni che conosce nella sua vita acquatica. Il sireno vive in questa dimensione a metà acquatica a metà terrena. Sta in entrambi i mondi e li esperisce.

Se si attraversano le sale del MAXXI ci si convincerà ben presto. Grandi sedie in plastica in cui – incredibile – c’è scritto per il visitatore ‘toccami toccami, siediti siediti, affonda le mani tra queste alghe di bioprene’. Oppure dei tavoli in resina come lagune, oppure scarpe squamose, divani come rocce sommerse, vasi tentacolari.

D'altronde mica inventiamo nulla, basta leggere i nomi degli oggetti: Il divano di poliuterano si chiama Montanara (2009) il tavolo in resina Waterscape (2012) la lampada Bricole in Laguna (2013) il vaso Medusa (2010). Non solo oggetti piccoli ma anche grandi, oggetti da abitare. Ovviamente, PesceTrullo a Ostuni (2008) o la casa squamosa di Bahia (1999).

Questa doppia natura acquatica/terreste, umana/ittica si rivela anche in un altro motivo del nostro autore: lo strabiliante tema del sotterraneo. Opere fantastiche sono esposte su questo tema. Case con un mondo sotterraneo pieno di anfratti, di asperità, di sorprese spesso in contrasto con il mondo scatolare della superficie come nella casa a Sorrento (1973).

Evitiamo di etichettare, d’accordo ma forse potremo ricordare che Pesce fu uno dei grandi espositori della mostra“Italy: the New Domestic landscape”  che con la cura di Emilio Ambasz raccoglieva nel 1972 a New York personalità divergenti (Joe Colombo, Ettore Sottsass, Enzo Mari, Marco Zanuso, Superstudio, Archizoom, Rosselli e altri) dalla linea aldorossiana, imperante in Italia.

Alla tipo-morfologia Pesce sostituisce la creatività, all’esaltazione della Karl Marx Allee una edonistica accettazione delle opportunità del mondo contemporaneo; al cimitero, luogo nativo del pensiero della Tendenza, la mobilità dell’acqua, il tuffo nel blu di Yves Klein. Ben dice la curatrice Domitilla Dardi in catalogo, si tratta della “sistematizzazione della deroga”. Pesce scivola sui suoi materiali e vive in un mondo onirico, gioioso, liquido. Abolisce il rigore di una costruzione Lego per sostituirla con la libertà dell’acqua e della sabbia. Pesce, come tutti i grandi creatori, ricrea costantemente lo stesso paesaggio ideale, nel piccolo come nel grande. È una linea mobile, l’orizzonte oscillante tra acqua e terra delle sponde e degli improvvisi anfratti della linea di galleggiamento.

 

Poco Vignelli, tanto Gehry

Insomma, questo grande creatore italiano (nato, ovviamente sul mare, La Spezia 1939) che ha vissuto da quasi 40 anni e felicemente  a New York è cosi diverso da Vignelli, uomo di griglie urbane (Milano 1931), emigrato anch’egli a New York (vedi L’Architetto, giugno 2014). Tanto Vignelli si pone il problema della qualità, della serie, della “perfezione”, quanto in Pesce tutto è necessariamente imperfetto e quindi unico. Al rigore industriale della oggettività e dello standard si oppone la soggettività dei desideri del post industriale.

Invece, delle affinità profonde ci sono con Frank Owen Gehry. Innanzitutto, come tutti sapete, Gehry è stato a lungo ossessionato dal pesce. Ha fatto lampade, ceramiche, edifici, ristoranti a forma di pesce: un’autentica ossessione di cui anche la città di Barcellona è vittima felice nel suo lungomare. “Fish” è il derisorio soprannome che da ragazzetto povero ebreo gli avevano affibbiato a Toronto e la grande serie di opere della maturità a forma di Pesce ne riscattano l’umiliazione. Poi anche Gehry ha un sentire subacqueo, sottomarino, ondeggiante. La casa Lewis, opera infinita portata avanti per circa 15 anni, più che Johnson-Gehry farebbe pensare a un’opera Gehry-Pesce.

Vanno su strade parallele, ma con intersezioni utili a capire.

 

Inseguendo l’amore

Cosa insegue sempre il nostro Gaetano? La stessa cosa che Gehry mi disse rispondendo a una domanda: l’amore, ovviamente! Ed è anche l’unica cosa di cui Gaetano mi ha parlato nei pochi minuti in cui siamo riusciti a salutarci all’inaugurazione. Ma anche in catalogo lo afferma: “Ho cercato di trasmettere sensazioni di sorpresa, scoperta, femminilità, ottimismo, stimolazione, sensualità generosità, gioia”. Eh sì, e ci riesce parecchio bene.

Ma queste cose non hanno nulla a che vedere con il disimpegno! Una sezione politica della mostra lo testimonia, ma anche un piccolo dettaglio: una gentile lettera di Pesce al presidente Napolitano. Gli espone una semplice idea, un semplice progetto: perché i progetti a volte sono cose, a volte scritti, a volte idee.

Dice Pesce: signor presidente, sarebbe un bel segno se il messaggio di fine d’anno lo mandasse da un luogo della creatività italiana, una fabbrica, una sartoria, una vigna arata invece che dal suo studio sempre uguale, sempre così... perfetto.

Cosa risponde il Presidente? Andare alla mostra per cercare la risposta in loco...

Magari, arrivando al MAXXI e vedendo la copia gigante della famosissima poltrona Up 5_6 (1968 e 2014) penserete, errando, che si tratta della mostra di un artista “pop”. Ma bisogna immaginarla erosa dalle onde, scavata negli anfratti con muschi e licheni. Magari abitata, la poltrona scogliera, da qualche sirena e forse, chissà, un Tritone.

 

Gaetano Pesce. Il tempo della diversità, Museo MAXXI, Roma - fino al 5 ottobre