Lorenzo Bellicini

Il mercato delle costruzioni

E se le città tornano a crescere?

di Lorenzo Bellicini - direttore Cresme

Il Cresme sta realizzando una impegnativa ricerca sugli scenari evolutivi delle città capitali in Europa e nel mondo, finanziata da Acer Roma e con un contributo dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma. La ricerca sarà presentata a ottobre. Ma già oggi, con il lavoro in corso, alcuni temi sembrano emergere. 

Il più evidente di questi è che, negli anni 2000, la popolazione delle città nel mondo è tornata a crescere.  Ma, contrariamente a quanto si può pensare, la crescita della popolazione urbana non riguarda solo le grandi città delle economie emergenti, di cui è noto l’eccezionale salto di scala nella dotazione di capitale fisso edilizio, prodotto di urbanizzazione, industrializzazione e infrastrutturazione. No, la crescita riguarda anche le città mature della vecchia Europa: tra 2000 e 2014, secondo l’Onu, il 77% delle 169 città europee con oltre 300.000 abitanti ha registrato una crescita demografica; nella previsione 2015-2030 l’incremento interesserà il 96% delle città.

La crescita coinvolge molto le città capitali. Delle trenta capitali europee oggetto di analisi di inquadramento solo nove città tra 2004 e 2014 hanno registrato una flessione della popolazione e, tranne Atene, sono tutte città dell’est. Sul piano della crescita, al di là di Tirana che registra un tasso di incremento della popolazione del 33% in dieci anni, a nord e a ovest tutte le capitali crescono: tra queste sono da segnalare Oslo, che in dieci anni cresce del 25,3% e Stoccolma con + 21,4%. Madrid cresce del 22,3%; Londra del 18,3%, Dublino e Copenhagen di oltre il 16%, Helsinki e Zurigo del 14%. Roma cresce del 9,5%, Parigi del 10,5%. Incremento anche per Berlino, anche se a tassi più contenuti, +4,8%.

Nelle previsioni 2015-2030 la popolazione aumenterà in 27 capitali su 30, con tassi superiori o vicini al 20% per le città del nord; tra il 12% e il 10% per Vienna Londra, Amsterdam, Lisbona; poco sotto il 10% sono Parigi e Praga. Anche le previsioni di Roma e Berlino parlano di incremento, ma la previsione parla di circa il 3% della popolazione. Tutte le capitali crescono, si potrebbe dire, tranne le città dell’est, ma l’incremento non registra per tutte gli stessi tassi.

Le capitali sono in grado di attrarre popolazione con pesi diversi, sia dall’interno del paese sia dall’esterno. In ogni caso, la prima considerazione che possiamo fare è che le città europee sono tornate a crescere in termini di popolazione e continueranno a farlo anche nei prossimi quindici anni. Anzi, come vedremo, alcune delle previsioni dell’Onu sono da considerare prudenti.

Il fenomeno descritto si inserisce in una profonda riconfigurazione di scenario che ruota intorno all’impatto sulla città, sull’economia e sui comportamenti delle persone, di rilevanti questioni: i rischi derivanti dalla condizione climatica-energetico-ambientale; i grandi cambiamenti derivanti dalla digitalizzazione dell’economia (quarta rivoluzione industriale-cyber-fisica); l’esasperazione della città come luogo della competizione e dell’innovazione, come luogo di futuro; le epocali dinamiche demografiche migratorie sud-nord; la fortissima polarizzazione sociale.

Vale la pena di riflettere non solo sul fatto che una parte importante del PIL europeo è realizzato nelle regioni metropolitane; la questione è che se si confrontano i risultati economici delle città europee si osserva che le grandi città vanno meglio delle altre e che le regioni metropolitane più grandi e quelle in cui si trova la capitale del paese hanno reagito meglio alla crisi e alle nuove sfide rispetto alle regioni metropolitane più piccole e a quelle non metropolitane.

Il nodo è che stiamo entrando in una nuova fase di sviluppo economico, in un periodo di cambiamenti epocali, siamo nel passaggio dalla città post industriale dei servizi alla cyber-città. Dall’era della città dei trasporti, dell’inquinamento stiamo entrando nell’era della città delle biotecnologie, delle nano-tecnologie, dell’elettromagnetismo, dell’attenzione all’inquinamento e al clima. È una nuova storia quella che oggi si comincia a scrivere, che disegna i contenuti di una nuova città.  E questo presuppone due cose: la trasformazione delle città esistenti e una nuova competizione urbana, dove c’è e ci sarà chi vince e chi perde. 

Avremo infatti una selezione tra città che sono in grado di offrire futuro, e per questo attirano popolazione e giovani, e città e territori che perdono peso e ruolo. Opportunità economiche, qualità del funzionamento urbano, qualità della vita diventano gli esiti di un processo di innovazione competitivo fatto di nuove politiche, di modelli organizzativi, di investimenti che sono più importanti del passato proprio per il cambiamento strutturale che la nostra epoca sta vivendo.

In questo contesto per le principali città del mondo diventa più importante di prima disegnare il proprio futuro, pianificare lo sviluppo, avviare politiche di investimento e trasformazione, potremmo dire “progettare la rivoluzione”. Crescere e competere, offrendo le migliori opportunità di lavoro e la migliore qualità della vita, diventa quello che potremo definire come una nuova utopia urbana che sta influenzando la pianificazione delle città europee e di altre parti del mondo. Potremmo dire che tutte le città che contano hanno sviluppato negli ultimi anni e stanno continuando a farlo, piani strategici di “adattamento al futuro”.

A guardare bene, le azioni di pianificazione e progettazione dello sviluppo urbano in Europa operano su cinque componenti fortemente integrate tra di loro. La prima è che sono tutti demograficamente piani espansivi e, pur basati sulla trasformazione, prevedono anche nuova urbanizzazione; la seconda è che esiste un piano (o un insieme di piani) per affrontare la rivoluzione della digitalizzazione che si concretizza nel disegno della smart citiy. La terza componente è che esistono, affiancati ai piani strutturali e ai piani della “città intelligente”, i piani della qualità dell’aria, della resilienza al cambiamento climatico e della difesa rispetto al rischio delle acque: sono i piani della sostenibilità ambientale e della qualità della vita in senso ecologico. La quarta è la definizione di piani infrastrutturali, la parte hard dello sviluppo, che si basano sulla progettazione dell’upgrade di infrastrutture e abitazioni: se la città cresce crescono la domanda di edifici e infrastrutture. Vi è infine un quinto piano che riguarda la forma e l’architettura della città del futuro che diventa tentativo di soluzione alla questione: crescita, limitato consumo di suolo, qualità ecologica e sostenibilità dei nuovi prodotti urbani.

La visione e le dinamiche di crescita disegnano anche una nuova stagione organizzativa delle metropoli e delle grandi città  europee e delle economie avanzate, e allo stesso tempo delineano anche connotati più complessi e critici rispetto ai quali le risposte sembrano invece più deboli: i nodi delle periferie, dell’immigrazione, le contraddizioni sociali, la specializzazione sociale e la polarizzazione della qualità pongono nuove domande non solo al governo urbano ma anche alle politiche sociali e economiche nazionali. Ma certo, quello che principalmente dobbiamo considerare è che si è aperta una nuova stagione urbana, anche per le città europee, fatta non solo di rigenerazione e trasformazione, ma anche di crescita.