Dal fiume alla città

Dal fiume alla città

L’esperienza di Holzmarkt a Berlino. Un progetto condiviso
che muove risorse e competenze dal basso
e può produrre un profondo rinnovamento urbano

di Antonino Saggio

Dal fiume alla città

Dal fiume alla città

L’esperienza di Holzmarkt a Berlino. Un progetto condiviso
che muove risorse e competenze dal basso
e può produrre un profondo rinnovamento urbano

di Antonino Saggio

Nella pagina precedente: un angolo per il relax a Holzmarkt

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Rendering dell’esterno dell’intervento Eckwert: residenza e lavoro nell’area Holzmarkt, Berlino, 2014. Progetto GRAFT + Kleihues + Kleihues

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Rendering dell’esterno dell’intervento Eckwert: residenza e lavoro nell’area Holzmarkt, Berlino, 2014. Progetto GRAFT + Kleihues + Kleihues

Il fiume come strumento di rinnovamento dello sviluppo urbano

A Berlino tutto nasce dalla storia di un bar, il Bar25

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Uno schema colorato della proposta a Holzmarkt

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Uno schema colorato della proposta a Holzmarkt

Rendere fruibile al pubblico il fiume e creare spazi per lavoro, residenza e nuove funzioni

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Organizzazione funzionale del progetto Holzmarkt

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Organizzazione funzionale del progetto Holzmarkt

Vivibilità e sviluppo delle aree abbandonate sono compatibili 

Lo sviluppo e la riqualificazione urbana legata alla riappropriazione delle aree dei lungofiume è tema che, dal famoso caso della trasformazione delle aree fluviali, portuali e industriali di Londra – i London Docklands – ha attraversato il dibattito culturale e politico degli ultimi decenni. Negli anni di thatcherismo rampante l’asservimento quasi esclusivo alle logiche privatistiche del grande capitale finanziario sembrava una soluzione obbligata per affrontare il tema del riutilizzo dei lungofiume, ma ormai esistono alternative.

Si sono consolidati interventi più attenti a una considerazione congiunta del rapporto tra interessi pubblici e privati, a una “negoziazione”, come si dice, più bilanciata. Si tenta di far nascere interventi che cercano uno sviluppo integrato tra spazi e funzioni, che cercano di comprendere come inserire elementi di naturalità e di socialità. Si è andato comprendendo come il recupero di queste brown areas – le aree marroni abbandonate dall’industria – o dei drosscapes – come vengono oggi chiamate le aree residuali di scarto a partire dagli studi e dai libri di Alan Berger – possano essere occasioni per “risarcire” la città contemporanea. Si è compreso che il significato civico e collettivo del fiume può funzionare da catalizzatore simbolico ed economico con ricadute positive in ampi settori urbani circostanti.
 

Esempi nel mondo

Gli interventi realizzati a Madrid con il Rio Manzanares, a New York con il Brooklyn Bridge Park, a Seoul con il Cheonggyecheon, in Belgio con l’Albertpark a Kortrijk o a Zurigo con il Wipkingen Park sul Limmat sono solo alcuni degli esempi in Europa.  Ma anche molto si fa in Oriente, a cominciare da Singapore con il suo Gardens by the bay o a Taipei con Il Taichung gateway park a Taiwan o i Bridged Gardens a Tianjin in Cina. E, per tornare nella stessa Londra, il Queen Elizabeth Park lungo un affluente del Tamigi nell’area delle Olimpiadi dimostra una chiara inversione di tendenza rispetto ai Docklands. La città di Parigi, naturalmente, è in prima linea con il suo grande progetto di pedonalizzazione dei lungo Senna.

Esistono casi anche diversi e molto meno noti di progetti nati completamente dal basso e che trovano la loro strada verso la realizzazione. Di uno di questi progetti ci occuperemo inaugurando una serie di interventi dedicati al tema delle strategie innovative di sviluppo dei lungofiume.
 

Dopo la High line

Una quindicina di anni fa pochissimi conoscevano il caso della High Line di New York. Le iniziative dei residenti, la battaglia aspra contro la demolizione, i primi concorsi di idee sembravano un sogno di alcuni ex hippie, artisti e intellettuali di quella zona allora negletta di Manhattan. Sappiamo come è andata: il primo tratto completato nel 2009, il secondo aperto nel 2011 e l’ultimo nel settembre del 2014. Un parco urbano, una passeggiata, un nuovo corso cittadino sopraelevato che non solo è una attrazione per abitanti e turisti ma ha innescato processi positivi in tutta l’area e molti nuovi interventi, anche di notevole qualità architettonica, con un netto aumento di valore della città da tutti i punti di vista. Il caso della High Line è ormai arcinoto, ma il suo stesso, e del tutto inaspettato, successo deve mettere in guardia a studiare sul nascere progetti nati dal basso e che sembrano avere agli occhi del pubblico e anche degli architetti i caratteri del sogno o dell’utopia, ma che in realtà stanno per realizzarsi. Ultimamente è stato affrontato su queste pagine il caso della Lowline a New York (L’Architetto), ma in questo contesto ci interessa porre l’accento su quanto sta accadendo a Berlino. Intendiamo occuparci del progetto chiamato Holzmarkt.
 

Fiumi e sviluppo

Per capire la particolarità di Holzmarkt bisogna cambiare lo scenario, da quello di una ferrovia sopraelevata a New York a quello del lungo fiume, lo Sprea in questo caso.

Fissiamo brevemente alcune linee generali della questione. Il ruolo dei corsi d’acqua nello sviluppo della civiltà e delle città è tema legato ovviamente ai miti stessi della fondazione. I fiumi hanno rappresentato grandi infrastrutture naturali che hanno permesso e facilitato lo sviluppo delle città e delle civiltà. E sono alla base di molte grandi città del mondo, da Parigi a Londra, da Vienna a Roma, da Berlino a Budapest. Commerci e scambi, usi energetici per mulini ad acqua o approvvigionamento idrico, ma anche luoghi per eventi simbolici e ludici nel mondo antico, i grandi corsi d’acqua hanno avuto un enorme sviluppo anche in rapporto alla civiltà manifatturiera e industriale. I corsi d’acqua sono stati anzi il simbolo stesso di questo sviluppo organizzando lungo le sponde ampie aree industriali che usavano il fiume come trasporto e contemporaneamente come grande ricettacolo degli scarti della produzione.

Ma una volta entrato in crisi il modello industriale, le città si sono trovate con acque inquinate, aree industriali estese e improduttive e una scommessa su dove e come modificare questo quadro. Non solo Berlino, moltissime città del mondo hanno dovuto fronteggiare queste crisi. Contiamo in altre occasioni di esemplificare con degli esempi – da Bilbao in Spagna a Seattle o Pittsburgh o alla stessa new York negli Stati Uniti – ma qui preme ora sottolineare l’idea che il fiume da infrastruttura per lo sviluppo naturale di relazioni e commerci nel mondo antico, da struttura per trasportare beni e rifiuti nel mondo industriale sta diventando un nuovo modello di infrastruttura per la città dell’informazione. Attorno ai fiumi si giocano le sfide di vivibilità delle città di oggi e la vivibilità nella società dell’informazione è diventato fattore di attrazione di capitale, di forza lavoro altamente specializzata: la vivibilità non è solo una buona cosa di per sé, ma è anche il business delle città di oggi, sempre più in competizione l’una con l’altra.

Allo stesso tempo l’effetto delle opere di rivalutazione del lungofiume non si circoscrivono affatto sulle sponde ma si riverberano in aree circostanti anche molto estese. Di nuovo il fiume in questo contesto diventa quindi una infrastruttura per ridirezionare lo sviluppo urbano. Per orientarlo verso il recupero e la riqualificazione dell’esistente piuttosto che per l’espansione extraurbana.
 

Holzmarkt, Berlino

Perché vogliamo iniziare questo percorso proprio da Berlino e dal caso di Holzmarkt? La ragione è semplice: perché si tratta di un progetto che parte dal basso, come la High Line, e che cerca di creare modelli alternativi a quello del puro capitale. Inoltre Holzmarkt è metodologicamente un progetto molto utile da capire, non tanto e non solo nei suoi assunti espressivi o prettamente architettonici, ma proprio come sistema nuovo e concertato.

Berlino naturalmente è città capofila di una serie di movimenti dal basso di riappropriazione collettiva della città. L’architetto Kristien Ring, direttrice del Daz, Deutsches Architektur Zentrum, l’Istituto culturale degli architetti con sede a Berlino, ha scritto libri, organizzato mostre e simposi, tenuto conferenze sulla “Self made city” – la città autocostruita – e a partire dal suo lavoro è possibile cogliere questo movimento generalizzato che determina nuovi edifici, che si muovono assorbendo e densificando una città piena di vuoti urbani come in particolare era la zona Est e ne hanno fatto un laboratorio alternativo e vitale di differenze.

È all’interno di questo contesto operativo e sociale che ci interessa, appunto, il caso di Holzmarkt. 

Siamo nell’area del mercato del legno sul fiume Sprea, ovviamente area industriale abbandonata assolutamente tipica nei suo assunti. L’area è a  ridosso di una serie di arterie urbane costituite da ponti, strade di scorrimento veloci, ferrovie e viadottti. In questa situazione prende vita il progetto che parte dall’esperienza di un bar alternativo e autogestito. Si tratta del Bar25 – per la sua storia vedi il Blog Berlin Explorer – che prende in gestione l’area, organizza cittadini, residenti e artisti e riesce a fare alcuni passi assolutamente unici e decisivi.

Innanzitutto riesce a bloccare, come nella High Line, la demolizione delle poche strutture preesistenti e l’edificazione di un palazzo per uffici (siamo nella zona del Mediaspree, l’area dei media di Berlino oggi solo parzialmente realizzata), poi organizza una cooperativa che si fonda su principi comunitari e solidaristici e comincia a progettare con architetti amici uniti nella sigla Fska Architekten. In questa fase, in particolare, il gruppo mette insieme i concetti base della fruibilità del fiume e del suo accesso pubblico, della mixité, della sperimentazione agricola e botanica, dei caratteri sperimentali del ristorante e del club musicale, delle residenze e degli atelier creativi. Il gruppo, e qui c’è un grande salto, si organizza anche imprenditorialmente in cooperativa, la Genossenschaft für urbane kreativität eG. Alla base di questo percorso si sente la competenza dei soci avvocati, botanici, economisti, designer e architetti che mettono il loro know how specialistico per trovare soluzioni agli intenti comuni.

E la cooperativa trova, incredibilmente ai nostri occhi, un investitore. È una società di Mutui di pensione svizzera, la Foundation Abendrot, che ha anch’essa scopi non esclusivamente capitalistici né semplicemente filantropici, ma che al contrario investe saggiamente in creatività, in arte, in sostenibilità invece che in puri mattoni.

Il fondo pensioni svizzero, tra l’altro, finanzia accanto a Holzmarkt il progetto Radial city che riutilizza, ampliandola, con un nuovo fabbricato ponte una fabbrica dismessa e crea un pulsante centro multimediale.
 

Nuovi sviluppi

L’ultimo passo è recente. È stato ufficialmente presentato anche il progetto di architettura per una parte limitrofa immediatamente a nord di Holzmarkt, in un area oggi occupata da capannoni. La cooperativa ne è proprietaria ed è riuscita a orientare un progetto di grande interesse nel suo combinare i principi della sua costituzione e contemporaneamente valorizzare le densità consentite dalla città. I principi fondamentali del complesso Eckwerk erano stati già annunciati nella brochure: residenze di piccola superficie per studenti e creativi, un mix di abitazione e lavoro, startup per giovani imprese, ampio uso di concetti di sostenibilità nei materiali e nell’adozione di tecniche passive dal punto di vista bioclimatico.

Il progetto, di cui sta partendo la realizzazione, è ispirato allo stesso caotico sistema di infrastrutture nell’area e trasforma per così dire la crisi in valore. Si tratta per un verso di un incubatore di giovani imprese che organizza contemporaneamente 400 appartamenti, soprattutto di piccolo taglio con attrezzature comuni. Gli architetti dello studio Graft, al lavoro congiuntamente allo studio Kleihues + Kleihues organizzano un progetto che parte da un basamento terrazzato a uso pubblico e commerciale che si innesta accanto alle arcate del viadotto esistente. Sul basamento si innestano serre vetrate per il funzionamento bioclimatico e cinque torri da otto a dieci piani di altezza, con residenze e spazi di lavoro mescolati.

Le torri sono collegate tra loro da un percorso ad andamento mistilineo. È chiamato il “Sentiero di montagna” ed è lo spazio ideato sin dalla brochure come il vero simbolo e cuore dell’intervento e del suo carattere unico: parte del basamento e salendo incontra appunto, come una sorta di sentiero ascensionale alle varie quote, le cinque torri. Su di esso si aprono una serie di spazi per eventi, per imprese start up, locali di coworking e termina in un ristorante. In copertura delle torri si collocano serre per la produzione agricola per creare un ciclo che riutilizzi i rifiuti e alimenti parte delle attività di Eckwerk a chilometro zero (vedi grafico).

Permeabilità, collegamento, sostenibilità mixed use: quello che vediamo è anche bello e interessante architettonicamente, dimostra che esiste una strada possibile tra architettura di densificazione e una intelligenza sociale alla base di un progetto, fa intuire come lo sviluppo delle aree abbandonate sia compatibile con la vivibilità e come i fiumi posso ridiventare i catalizzatori di una serie di significati. Non è poco.

Vorrei segnalare lo strumento chiave di questo sviluppo progressivo dallo sviluppo alla realtà. È la brochure che ha realizzato la cooperativa di Holzmarkt, scaricabile dal sito. Me la regalarono alcuni anni fa due miei amici, Dirk Sikken e Barbara Stoeckigt, coinvolti attivamente nel progetto e con cui ho interloquito anche ora. La brochure è una bibbia contemporanea che fa capire, passo passo, come si costruisce una esperienza come questa. La sua storia radicata nelle vicende della cultura, dell’arte, della musica di Berlino, la difesa dell’area, i principi organizzativi, lo statuto della cooperativa, le scelte fondamentali in rapporto con i finanziatori, alcune immagini e schemi organizzativi, non tanto di quello che noi architetti chiamiamo progetto, ma concetti a metà strada tra principio organizzativo, prefigurazione di intenzioni e spazialità in nuce.

Insomma una chiara direzione verso cui tendere. Consigliamo di scaricarla, guardarla e studiarla per simulare, copiare e ricordare: Holzmarkt!