Disegni d’autore

Disegni d’autore

Continua il percorso che offre ai lettori disegni autografi di famosi architetti con la presentazione di Philippe Daverio. Un disegno che si può scaricare e stampare. Questo mese tocca a Giorgio Grassi

Disegni d’autore

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Continua il percorso che offre ai lettori disegni autografi di famosi architetti con la presentazione di Philippe Daverio. Un disegno che si può scaricare e stampare. Questo mese tocca a Giorgio Grassi

daverio
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piano
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Abbiamo iniziato con lo scorso numero di gennaio questo nuovo servizio che permette ai lettori di scaricare e stampare nella dimensione preferita un disegno autografo di un grande architetto italiano. Un’opportunità che intende sottolineare, anche in epoca digitale, l’importanza del segno grafico che traccia il disegno del progetto. Ogni mese un autore italiano con il suo tratto peculiare.

Il disegno di febbraio è di Giorgio Grassi e illustra il progetto per la Biblioteca di Groningen (fronte/sezione principale), 1990.

clicca qui per scaricare il disegno

    

Contrappunto tra passato e presente

di Philippe Daverio

Giorgio Grassi è un progettista curioso che riesce a combinare grandiosità e understatement, epos ed equilibrio. Ma soprattutto, e lì sta la parte più intrigante del suo operare, tenta egli di riportare in dialogo il linguaggio del passato con le evoluzioni morfologiche della nostra lingua d’oggi, il che è scommessa perigliosa che talvolta dà risultati sorprendenti, nel suo caso addirittura commoventi.

Si cimentò anni fa nella restituzione all’uso del teatro romano di Sagunto nella Spagna valenciana: in una cittadina alterata dall’edilizia disordinata delle recente crescita ispanica riuscì a compiere il miracolo di chirurgia plastica nel riportare in vita la lingua dell’antichità combinandola con le linee del paesaggio segnate dalle mura medievali. La sua non fu scenografia ma autentico slancio nella modernità possibile con una restituzione esemplare quanto rara d’una funzione spettacolare apparentemente persa. Certo ebbe la fortuna in quell’occasione di lavorare con controlli pubblici che le nostre timidezze nazionali in campo conservativo non avrebbero mai tollerato; e il risultato fu clamoroso quanto eccellente.

Cito questo esempio in quanto la metodologia messa in atto lì è assai parallela a quella che negli stessi anni Grassi metteva alla prova a Groningen dove per un certo verso il pensiero progettuale si fa simmetrico a quello iberico: se nel primo caso indicato la facciata nuova va a completare un reperto in quello nordico le facciate rimaste dopo i bombardamenti della guerra vengono ricollegate dal nuovo che fa da quinta. Ma il contrappunto fra passato e presente suona con la medesima armonia.

Il caso di Groningen conteneva un dato drammatico innegabilmente più incisivo: la città aveva subito i bombardamenti della seconda guerra mondiale, il tessuto cittadino era alterato non dalla speculazione ma dalla immediata maldestra ricostruzione: quella di Grassi fu quindi una operazione di chirurgia plastica, sostitutiva alla prassi ben più diffusa del restauro ab origine o della innovazione totale. In questo non poteva egli essere più italiano. Nella tradizione d’Italia, infatti, la tomba di Adriano si trasforma in fortezza e diventa poi residenza papale con gli interventi dei migliori architetti, da Antonio di Sangallo in poi; in modo analogo Ponte Vecchio a Firenze viene redento dalla sua squallida funzione di macelleria e trasformato da Vasari con il corridoio di collegamento fra Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti.

Gli italiani non demoliscono, metabolizzano e recuperano. Ed è in queste fonti di pratica architettonica che Grassi pesca l’ispirazione per i suoi miracoli estetici. Ponte Vecchio a Firenze precede di pochi anni il Pont Neuf a Parigi, il suo opposto linguistico e concettuale: sulla Senna la questione viene affrontata con la strategia radicale delle demolizione e della nuova edificazione. La cultura italiana attraverso i lunghi secoli della sua permanenza e della sua mutazione ha optato per una scelta di architettura “parassitaria”, dove il rinnovamento passa necessariamente dalla conservazione parziale dell’esistente, sul quale “cresce” lo strato successivo della Storia.

 

 

In occasione della prima uscita la funzione operativa ha esplicitato qualche problema tecnico, per questo diamo nuovamente l’opportunità di scaricare ancora il disegno di gennaio, quello di Renzo Piano per l’Auditorium della Musica di Roma. 

clicca qui per scaricare il disegno