Operazione scali
al via

Operazione scali
al via

Una tre giorni di presentazione pubblica alla città del percorso che Sistemi Urbani e Comune di Milano hanno scelto per decidere cosa fare delle aree ferroviarie dismesse. Cinque architetti chiamati a disegnare visioni strategiche

di Pietro Mezzi

Operazione scali
al via

Operazione scali
al via

Una tre giorni di presentazione pubblica alla città del percorso che Sistemi Urbani e Comune di Milano hanno scelto per decidere cosa fare delle aree ferroviarie dismesse. Cinque architetti chiamati a disegnare visioni strategiche

di Pietro Mezzi

frey

Leopoldo Freyrie, membro del comitato scientifico e advisor per la sezione architettura

frey

Leopoldo Freyrie, membro del comitato scientifico e advisor per la sezione architettura

de vito

Carlo De Vito, amministratore delegato di Sistemi Urbani di Ferrovie dello Stato

de vito

Carlo De Vito, amministratore delegato di Sistemi Urbani di Ferrovie dello Stato

mappa

In azzurro le aree dei sette scali ferroviari di Milano

mappa

In azzurro le aree dei sette scali ferroviari di Milano

maran

Pierfrancesco Maran, assessore all'Urbanistica del Comune di Milano

maran

Pierfrancesco Maran, assessore all'Urbanistica del Comune di Milano

box
box

Milano torna a parlare del proprio futuro. Lo fa in forma pubblica, su mandato del Consiglio comunale, attorno a un tema strategico come gli ex scali ferroviari. Lo fa chiamando a collaborare cinque grandi architetti di fama internazionale e un panel di esperti di prim’ordine. Un’operazione di strategia urbana e non solo, che intende coinvolgere la città in un processo di partecipazione senza precedenti per Milano e per il nostro paese. Il tutto per volontà di Sistemi Urbani, società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, e del Comune di Milano, con il patrocinio di Regione Lombardia. L’obiettivo è arrivare a definire, come sostiene la stessa società delle Fs, “una visione strategica per la trasformazione dei sette scali ferroviari (leggi L’Architetto n. 42), attraverso l’identificazione di cinque scenari di sviluppo”.

Cinque visioni affidate ad altrettanti architetti: Stefano Boeri (Stefano Boeri Architetti), Francine Marie Jeanne Houben (Mecanoo), Benedetta Tagliabue (Embt), Ma Yansong (Mad Architects) e Cino Zucchi (Cino Zucchi Architetti).

L’operazione di Sistemi Urbani si completa con la creazione di un Comitato scientifico composto da Giovanni Azzone, presidente di Arexpo, dal sociologo Mario Abis, dagli architetti Josep Acebillo, Ricky Burdett, Leopoldo Freyrie e Isabella Inti.
 

Parla il coordinatore

“Ai cinque architetti – spiega Leopoldo Freyrie, membro del comitato scientifico e advisor per la sezione architettura – abbiamo chiesto di produrre altrettante visioni riguardanti gli scali ferroviari milanesi e il loro rapporto con Milano e il suo futuro. Un’operazione che non condurranno in solitudine, ma attraverso un percorso di coinvolgimento degli stakeholder cittadini, che partirà il 15 dicembre e proseguirà nei due giorni successivi (l’iniziativa di chiama “Dagli scali, la nuova città”, ndr). Compito di questa operazione è definire gli scenari che è possibile comporre nel rispetto del mandato del Consiglio comunale e nello stesso tempo valutare gli effetti che tali scenari potranno avere sulla città per i prossimi decenni. Si tratta quindi di mettere in campo visioni specifiche e generali. Il loro lavoro non arriverà a produrre, come alcuni già temono, i masterplan delle sette aree interessate, un’operazione che invece decollerà solo ad accordo di programma approvato dal Consiglio comunale.

La fase di consultazione e di partecipazione non darà come esito un masterplan, né è assimilabile a un concorso con un vincitore, ma vuole offrire un contributo culturale, economico e tecnico di alto livello che sarà concluso nel mese di marzo e che verrà poi presentato in aprile al prossimo Salone del Mobile. Dopodiché, l’esito dei lavori verrà rimesso nella mani dell’amministrazione comunale. Solo dopo quel passaggio pubblico sarà possibile per il Comune bandire la gare di progettazione per i sette masterplan.

Che non potranno non tenere conto del quadro generale che stiamo costruendo e dei suoi esiti. Una cornice di riferimento che verrà definita grazie ai contributi e alle analisi demografiche, sociologiche ed economiche che stiamo costruendo proprio in questi giorni. Questo è il processo messo in campo, che avviene sotto una precisa regia pubblica, dove pubblico e privato collaborano per il miglior risultato possibile per il futuro di Milano. Siamo di fronte, insomma, a una grandissima novità metodologica”.

                                                                      

Cosa dice il proprietario

Un passaggio non dovuto quello scelto da Comune e Sistemi Urbani.

“Un percorso non dovuto, certo, ma che abbiamo deciso di intraprendere comunque – afferma Carlo De Vito, amministratore delegato di Sistemi Urbani, società delle Ferrovie dello Stato – per integrare e migliorare quanto fino a oggi prodotto. E ciò che in questi anni abbiamo prodotto, dall’amministrazione Moratti a quella di Sala passando per i cinque anni di governo di Pisapia, non è poca cosa. Come ad esempio lo studio affidato ad Aecom e Arup Italia sulle strategie intraprese da altre grandi metropoli europee alle prese con problemi di dismissione degli scali ferroviari, come Londra e Berlino. Oltre, ovviamente, a definire i contenuti urbanistici e amministrativi che sono sfociati nei due accordi di programma precedenti e, com’è noto, non portati a buon fine”.

Un tema che negli ultimi mesi si è fatto strada nel dibattito pubblico milanese riguarda la possibilità di riuso temporaneo di alcune aree ricomprese negli ex scali, anche in considerazione del fatto che l’attuazione delle previsioni urbanistiche avverrà in tempi medi e medio-lunghi.

“È un tema che riteniamo importante e praticabile. Lo abbiamo già fatto per Expo2015 con il riutilizzo temporaneo degli scali di Porta Genova, Farini e Porta Romana. Anche su questo aspetto attendiamo indicazioni utili dai cinque professionisti incaricati, ma fin da subito ci dichiariamo disponibili”.

Guardando più avanti rispetto all’orizzonte degli usi temporanei – secondo l’ad di Sistemi Urbani – dei sette scali (Farini, Greco, Lambrate, Rogoredo, Porta Romana, Porta Genova e San Cristoforo) i più impegnativi in termini di riqualificazione complessiva saranno quelli di Farini e Porta Romana, “mentre quello di Porta Genova è sicuramente il più maturo, anche se dovremmo attendere la soluzione di alcune questioni tecniche che avverrà solo nel 2020”.

Per il Comune quella che si apre è una nuova fase, fatta di ascolto, di raccolta di proposte e di idee. Una fase stimolante, voluta dall’amministrazione e dal Consiglio comunale, che lo scorso 14 novembre ha licenziato le linee guida che dovranno orientare il percorso pubblico da qui alla prossima estate, epoca in cui nuovamente, e questa volta definitivamente, l’aula di Palazzo Marino sarà chiamata ad approvare l’accordo di programma.

“Abbiamo davanti una delle più grandi sfide per il futuro di Milano – afferma l’assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran vogliamo coinvolgere i cittadini nell’individuazione di nuove funzioni per gli scali, grazie a un percorso di partecipazione che verrà avviato con la tre giorni di workshop in programma allo Scalo Farini. Vogliamo una città sempre più verde, che sappia connettere il centro con le periferie, che aumenti l’offerta di mobilità, di edilizia sociale e di servizi. Per riuscirci è fondamentale il massimo coinvolgimento della città. Tutti i milanesi possono contribuire con idee e proposte. Questa è una grande occasione per ripensare Milano e fare in modo che queste aree, oggi degradate, diventino spazi sostenibili e di sviluppo”.
 

Le immancabili polemiche

Immancabili, anche di fronte a questo nuovo percorso, le polemiche. Come avvenuto nel recente passato, anche oggi, rispetto all’operazione messa in campo da Sistemi Urbani e Comune, sono cominciati a volare gli stracci. Questa volta è toccato a un nutrito gruppi di architetti milanesi prendere carta e penna e lanciare un appello affinché il Comune sospenda la tre giorni di metà dicembre.

Il motivo lo spiega Emilio Battisti. “L’operazione di affidamento di incarico ai cinque architetti è in contraddizione con uno dei punti contenuti nelle linee guida approvate dal consiglio comunale lo scorso novembre. I termini “visione strategica” e “scenari di sviluppo urbano”, riferiti agli esiti del processo avviato, indicano che tale iniziativa non si configura come dibattito pubblico, bensì come sviluppo di proposte, visioni e strategie relative agli scali, mediante incarichi diretti e dunque in contraddizione con la necessità di ricorrere a processi concorsuali di progettazione. La vera natura dell’iniziativa non dà infatti seguito al processo di dibattito pubblico, prevedendo solo pochi giorni per il workshop pubblico e tre mesi per lo sviluppo degli scenari di sviluppo da parte degli architetti invitati: sostituendo così, nel processo di ascolto e partecipazione, un ente pubblico e di ricerca come il Politecnico di Milano con cinque soggetti privati profit.

Proprio per garantire i principi di trasparenza e democrazia, che necessariamente devono guidare tutte le attività di trasformazione del territorio, in primis la trasformazione di aree di proprietà pubblica, si richiede a Sistemi Urbani, Comune di Milano e Regione Lombardia di sospendere l’iniziativa “Dagli scali, la nuova città” e indire concorsi di idee atti a sondare le alternative planivolumetriche sulle aree in questione e sulla base di scenari di sviluppo urbano”.

Oltre a Battisti firmano l’appello, tra gli altri, Alberico Belgiojoso, Carlo Bertelli, Gianni Braghieri, Sergio Brenna Giancarlo Consonni, Marco Dezzi Bardeschi, Jacopo Gardella, Vittorio Gregotti, Antonio Longo, Ludovico Meneghetti, Guido Morpurgo, Gianni Ottolini, Silvano Tintori, Graziella Tonon, Maria Cristina Treu.