Il fiume che genera urbanità

Il fiume che genera urbanità

Tevere cavo è un progetto complesso di infrastruttura ecologica per Roma. Non è un'utopia, è uno studio articolato con indicazioni per diverse funzioni che possono dispiegarsi lungo l’asta del fiume

di Antonino Saggio

Il fiume che genera urbanità

Il fiume che genera urbanità

Tevere cavo è un progetto complesso di infrastruttura ecologica per Roma. Non è un'utopia, è uno studio articolato con indicazioni per diverse funzioni che possono dispiegarsi lungo l’asta del fiume

di Antonino Saggio

Nella pagina precedente: Tevere cavo, prospettiva d’insieme dell’area Flaminia. Immagine di Livia Cavallo con Valerio Perna

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Laboratorio di analisi sperimentale trattamento e ricerca dell’acqua, Francesco Vantaggiato

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Laboratorio di analisi sperimentale trattamento e ricerca dell’acqua, Francesco Vantaggiato

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Giovan Battista Piranesi, immagine del colle del Pincio (Colle Hortolorum in Età imperiale), da Il Campo Marzio dell’Antica Roma, edito nel 1762

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Giovan Battista Piranesi, immagine del colle del Pincio (Colle Hortolorum in Età imperiale), da Il Campo Marzio dell’Antica Roma, edito nel 1762

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Water playground, sistema di felicità urbana per la fitodepurazione e la riconquista del Tevere

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Water playground, sistema di felicità urbana per la fitodepurazione e la riconquista del Tevere

A chi lavora in Italia per la trasformazione della città viene spesso attribuito l’aggettivo di utopico. La considero quasi un’offesa e cercherò di argomentare il perché attraverso un esempio concreto.

In una recente intervista l’ecologista John Allen, il creatore di Biosphere II, il più esteso esperimento ecologico mai realizzato, ha ricordato la propria definizione di utopia. Nel dialogo con Hans Ulrich Obrist, Allen ricorda: “Utopia vuol dire senza luogo! Ecco perché è un’ottima giustificazione per gli intellettuali per affermare: non ho responsabilità, sono utopie, non sono da nessuna parte”.

Il progetto Tevere cavo non è un’utopia: propone un luogo ben preciso che è il settore urbano che va dalla diga di Castel Giubileo, sul raccordo anulare a nord, al ponte Margherita in asse con Piazza del Popolo a sud. Roma è una città che ha bisogno di progetti e idee per trovare slancio per il suo futuro e superare una fase di stagnazione di cui tutti conosciamo la gravità. Ma il progetto Tevere cavo non è un’utopia non soltanto perché è localizzato, ma soprattutto perché si ispira a tanti progetti di lungofiume realizzati in tutto il mondo e che proprio su questa rivista sono stati presentati.

Si tratta di interventi promossi dalla mano pubblica nel caso del Rio Manzanares a Madrid o dello Cheonggyecheon a Seoul, progetti realizzati attraverso una forte negoziazione tra pubblico e privato come nel caso dell’East River a Broadway New York, generati dal basso come per Holzmarkt a Berlino o scaturiti  da eventi d’arte, come avvenuto a Scottsdale in Arizona o a Roma, anche se qui ben presto richiuso in se stesso.

Quindi da Londra a New York, da Madrid a Valencia, da Zurigo a Rotterdam o a Parigi i lungofiume sono grandi occasioni di rilancio della città. Sono, come abbiamo ampiamente compreso, infrastrutture che servono per invertire la direzione dello sviluppo. Servono in altre parole non solo in sé e per sé, ma sono necessari a lanciare investimenti dentro la città costruita. Se si pensa in un’ottica generale servono quindi ad arginare l’espansione della città nei terreni agricoli, proprio perché rilanciano le possibilità di intervento dentro i vuoti e le aree abbandonate nella città esistente.
 

Il caso Roma

Roma è tra le pochissime città capitale del mondo occidentale che non ha attivato alcun progetto per il suo fiume. Nel ritiro della candidatura della città alle Olimpiadi del 2024 c’è anche l’abbandono dell’idea della precedente amministrazione che prevedeva di sviluppare il sistema olimpico come un grande parco fluviale, una idea che poteva mettere a sistema il recupero del fiume e moltissime area abbandonate con l’occasione olimpica. Anche questa non era certo un’idea utopica, basti ricordare che una proposta analoga permise alla città di Barcellona di recuperare ampie porzioni del suo lungo mare in occasione delle Olimpiadi del 1992 e da li partire per un’opera di straordinario rilancio urbano.

Lavorando per quattro anni con circa duecento tra studenti e laureandi, una ventina di dottorandi e sette assistenti (mettendo cioè a frutto risorse esistenti, senza cercarne nessuna aggiuntiva) la mia cattedra a “Sapienza” Università di Roma Dipartimento di Architettura e Progetto ha prodotto un progetto urbano per il rilancio del Tevere. Il tutto è condensato in un libro, Tevere cavo una infrastruttura di nuova generazione per Roma tra passato e futuro – che ho curato con Gaetano de Francesco, Lulu.com edizioni – che per l’occasione è in free download in versione integrale per i lettori de L’Architetto.
 

Problemi, soluzioni, teorie

A una recente occasione pubblica mi ha colpito una osservazione di un collega olandese. Notando come erano presentati gli esiti di un workshop, disse: “Ma quanta teoria, quanta teoria... non si arriva mai al punto!”. L’amico olandese – portatore di una cultura che dell’urbanesimo dell’acqua ha fatto la propria ragione di esistere – suggeriva invece: “Partite con l’individuare con chiarezza il problema, poi mostrate le soluzioni e solo dopo, se serve, illustrate la teoria”.

Ora qual è il problema che affronta il progetto Tevere cavo? La risposta sarebbe ovviamente il Tevere, il suo disastroso stato di degrado, la sua separazione dalla città con i muraglioni realizzati dopo l’elezione a capitale d’Italia, la sua ancora incredibilmente irrisolta navigabilità nel tratto urbano. La risposta del progetto Tevere cavo invece èNo, il problema non sono queste criticità, il problema è la crescita infinita della città, l’erodere continuo del terreno agricolo che è un cancro che sta devastando il paese”. Il Tevere al contrario è una grandissima opportunità proprio per invertire la direzione dello sviluppo, fermare la devastazione del territorio e porre l’attenzione verso la città costruita. Ragionando come dovrebbe un amministratore o un politico, il Tevere è proprio per il suo attuale stato di degrado una fantastica opportunità. Quante risorse vi potrebbero convergere? Che spinta all’intervento si potrebbe avere? Quanti progetti europei vi si sarebbero potuti convogliare se si pensa che le parole chiave di Agenda 2000 vi erano proprio tutte e ancora alcune di Europa 2020 sono per fortuna ancora presenti? E che ruolo catalizzante potrebbe avere questo grande opera urbana per i cittadini?

È stata pubblicata su Tevere Cavo una intera pagina sul più importante quotidiano di Roma, Il Messaggero, a cura di Fabio Isman che si occupa di Roma da molti decenni. Risposta: un magistrato che ha a cuore il fiume ha organizzato una tavola rotonda. Il silenzio tombale, dalla Regione al Comune alle Circoscrizioni, è la prova del disinteresse per le idee, che appunto sono considerate utopie. Ma, come cerchiamo di dire, non lo sono.

Naturalmente esistono associazioni che, con grande fatica, cercano da anni di occuparsi del fiume, come Tevere eterno, la più recente Agenda Tevere o il Consorzio Tiberina che cerca di mobilitare concretamente la miriade di partner ed enti attualmente coinvolti per progetti pubblico-privato. Tra l’altro vale la pena ricordare che proprio il Tevere era tra le priorità del Piano regolatore vigente, ma si tratta di lettera morta.
 

Alcuni esempi

Il progetto Tevere cavo crea una costellazione di circa 40 progetti interconnessi, alcuni che riguardano concretamente le sponde e le aree abbandonate sul lungofiume, altri che sono nei pressi e che possono essere attuati proprio grazie al ritorno di interesse attraverso la grande infrastruttura urbana. Vediamone qualcuno iniziando da nord. “Ex.[PO]: nuovo ponte alle fornaci di Castel Giubileo, Centro tecnologico per lo sviluppo delle sperimentazioni costruttive” si colloca in un area che ha vocazione produttiva sin dai tempi dell’antichità ed è oggi completamente abbandonata. Il progetto la trasforma in un polo di innovazione costruttiva e tecnologica. Un ponte collega ciclopedonalmente le due sponde, ospita esposizioni e il complesso allunga le sue linee forza nel disegno del parco circostante dandogli un senso e proteggendolo da mire speculative.

Logica Eco-Logica: parco produttivo e disinquinante dell’Inviolatella Borghese” attiva tecnologie di sostenibilità ambientale e usa la produzione agricola in una logica disinquinante in un’area verde incuneata nella città. Tra il ponte Flaminio a Corso Francia si innesta un grande Parco delle energie rinnovabili e campus per l’educazione e la coscienza ecologica” che si estende sino al Ponte Milvio e disegna contemporaneamente le due sponde. Il parco ospita un centro educativo, produce energia e ne diffonde la cultura. Al suo interno vi è un Laboratorio di analisi sperimentale trattamento e ricerca dell’acqua” e SHARE.IT: banca del tempo, turismo giovanile, mercato del baratto” che accoppia un nuovo ostello per il turismo giovanile a un centro della banca del tempo.

Al Villaggio olimpico del 1960 si progetta “PARK [ing] Snodo per lo sviluppo del trasporto intermodale pubblico sostenibile il biomonitoraggio dell’inquinamento capace di produrre ossigeno ed energia elettrica”. Il progetto organizza un innovativo snodo tra traffici diversi e si muove anche nello sviluppo di tecniche di bioclimatica (dalla geotermia che sfrutta il calore del Tevere sotterraneo, alla raccolta e depurazione dell’acqua piovana, all’impianto di speciali alghe e licheni ossigenanti l’ambiente). In questo caso è evidente che il progetto urbano non è solo disegno, ma un insieme concertato di scelte, di indirizzi, di necessità.

Lungo le sponde del Tevere incontriamo Water playground: sistema di felicità urbana per la fitodepurazione e la riconquista del Tevere”. Si tratta di una serie di operazioni puntuali di omeopatia urbana che si ispirano a tanti progetti che in questi chiave si sono realizzati per esempio a Berlino, ad Anversa e Rotterdam. Il ponte della musica si trasforma in una Infrastruttura Multitasking che assolve molteplici compiti biosostenibili. Una nuova rampa che ospita laboratori per il riciclo collega un approdo sul Tevere alla Zona del Foro Italico dove sorge TTC Table tennis centre: un edificio dedicato al tennis da tavolo” che adopera nuove innovative tecnologie per l’accumulo e la produzione di energia cinetica. Infine, in un’area abbandonata e degradata del lungoTevere, oltre lo spazio del Pinedo sorge Overflow: istituto carcerario attenuato per madri detenute a Porta del Popolo”.Un’opera complessa di risarcimento sociale e anche storico ai margini del centro storico. E da qui si può ricominciare risalendo e incontrando ancora tanti altri progetti.
 

Cinque principi

E adesso veniamo ai principi che hanno motivato il lavoro. Sono cinque le caratteristiche fondamentali che abbiamo già utilizzato nel progetto della Urban green line e che in Tevere cavo prendono ancora diversa energia. L’infrastruttura deve essere multitasking, cioè assolvere molte attività contemporaneamente, essere attiva nel quadro di uno sviluppo sostenibile e formare dei green systems: cioè non solo non deve inquinare e consumare poca energia, ma soprattutto deve innestare cicli attivi di bonifica e di disinquinamento. Deve fornire una mobilità di qualità, la chiamiamo slowscape; deve essere vettore della informatizzazione della città e formare una schiuma di informazioni e deve essere infine capace di galvanizzare gli animi e infondere il valore dello spazio pubblico.

Anche per ciascuno di questi principi esiste un articolo sul L’Architetto. A proposito di multitasking si è discusso tanto di esempi del passato come il ponte abitato della città storica o un esempio di diga-ponte a Isfahan in Persia, ma anche di una recente barriera acustica che diventa edificio nei pressi di Utrecht. Per i green systems ci si è soffermati sull’Atlanta Green Belt e sulla Promenade Plantée di Parigi, sullo slowscape si è parlato dei mezzi più lenti ma di maggiore qualità negli spostamenti urbani, per la schiuma delle informazioni al centro il ruolo delle informazioni anche in situazioni di crisi, infine sul concetto di galvanizzare si è parlato di grandi opere che hanno avuto esattamente quel ruolo nel passato e oggi (si pensi ad esempio alla High line di New York).

Quest’ultimo aspetto, apparentemente l’ultimo per importanza, svolge invece un ruolo altrettanto fondamentale. I progetti di trasformazione urbana devono essere trasmessi in maniera forte e chiara al fine di attivare energie e volontà. Un livello comunicativo è quindi necessario.
 

Radici etrusche

Infine per finire, appena un poco di teoria. La dizione Tevere cavo ha nell’aggettivo “cavo” diversi significati: cavo per la fenditura del terreno in cui scorre il Tevere, cavo perché come i cavi elettrici rimanda alla necessità di servizi della information society, cavo come spazio urbano tra le due sponde, cavo per l’attivazione dei vuoti urbani abbandonati. Ma il principale significato rimanda alle Tagliate o vie Cave etrusche.

Le vie Cave sono percorsi processionali scavati per circa quindici metri di altezza e per diversi centinaia di lunghezza, spesso uno accanto all’altro nei pressi delle necropoli etrusche: molte sono tra Sovana e Pitigliano. Liquidate come strade da un’archeologia interessata ai manufatti piuttosto che alle strutture territoriali, sono il simbolo di un approccio ecologico: servono a tante funzioni simultaneamente, sono il cuore stesso della cultura e della religione etrusca e hanno una funzione tanto pratica – sono effettivamente cave per l’estrazione del materiale – che celebrativa nel glorificare con lo scavo il culto della terra e la presenza dell’acqua. Insomma, sono l’esempio antico di una infrastruttura ecologica. Quello che deve diventare il Tevere per Roma per far battere ancora, come piacerebbe a Giovanni Battista Piranesi, il suo cuore etrusco.

Nella ricordata intervista al direttore della Serpentine Gallery di Londra, John Allen contrapponeva a utopia il termine sintopia, che dal greco “sin” vuol dire lo stare insieme di luoghi diversi. Non ho colto subito il portato della definizione, solo finendo questo articolo ho pensato che Tevere Cavo propone esattamente tanti progetti che “stanno insieme”, senza autocratici o utopici disegni, ma condividendo alcuni principi. Sintopia.