Cinque soffi
di empatia creativa

Cinque soffi
di empatia creativa

Nell’area milanese Mario Cucinella sta realizzando alcuni progetti molto diversi tra loro, per spunti e genesi. Ma tutti esprimono la sua logica che risponde alla ricerca di una sostenibilità vera. Costruita in un rapporto con il contesto e il paesaggio, tra umanesimo e tecnologia

di Pierluigi Mutti

Cinque soffi
di empatia creativa

Cinque soffi
di empatia creativa

Nell’area milanese Mario Cucinella sta realizzando alcuni progetti molto diversi tra loro, per spunti e genesi. Ma tutti esprimono la sua logica che risponde alla ricerca di una sostenibilità vera. Costruita in un rapporto con il contesto e il paesaggio, tra umanesimo e tecnologia

di Pierluigi Mutti

Nella pagina precedente: schizzi dei cinque progetti milanesi di Mario Cucinella

lui

 Mario Cucinella. Foto Luca Maria Castelli

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 Mario Cucinella. Foto Luca Maria Castelli

unipol

Centro Direzionale Gruppo Unipol. Esploso assonometrico, MCA Archive

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Centro Direzionale Gruppo Unipol. Esploso assonometrico, MCA Archive

coima

Sede Coima, esploso, MCA Archive

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Sede Coima, esploso, MCA Archive

box
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Quando, poco più che trentenne, Mario Cucinella si è presentato a Milano nei primi anni Novanta a un ristretto numero di giornalisti specializzati per raccontare il suo percorso di progettista di architettura e farsi conoscere al di fuori di una cerchia allora ancora ristretta, si è capito al volo che si trattava di una personalità di rilievo.

Forse perché, a dispetto della giovane età, vantava già un curriculum importante di lavoro a fianco di Renzo Piano a Genova e a Parigi. Ma forse perché a volte si riesce a cogliere le caratteristiche di una personalità ancora prima che riesca a dispiegare appieno le sue potenzialità. L’approccio senza enfasi, l’atteggiamento pragmatico, una certa timidezza che lascia trapelare una piacevole ironia e, soprattutto, idee molto chiare su come deve essere il mestiere dell’architetto.

Questo ha comunicato Mario Cucinella ai giornalisti presenti in quella occasione – fra cui chi scrive – nel momento in cui poneva le basi di un percorso che lo ha lanciato al massimo livello nel panorama internazionale, con realizzazioni in tutto il mondo che hanno espresso la sua creatività e il suo rigore nel progettare edifici che potremmo definire ‘responsabili’. Nel senso che un suo progetto si pone sempre obiettivi ambiziosi certamente sul piano formale, con scelte coraggiose e di grande suggestione, senza però mai cedere alla tentazione del segno eclatante fine a se stesso. Ma Cucinella punta soprattutto sulla costruzione di un reale, stretto rapporto con il contesto nel quale l’intervento si deve collocare, sulla base di una scelta precisa di risparmio energetico, di ricerca del comfort degli ambienti perseguito con scelte che puntano a minimizzare i consumi e gli sprechi.
 

Architettura e paesaggio

Perché decenni di costruzioni dissennate, senza controllo e pianificazione e soprattutto senza attenzione al territorio e al paesaggio – urbano o non – che circonda l’oggetto della realizzazione hanno creato luoghi di profonda estraneità verso gli esseri umani, moltiplicando a dismisura i problemi di consumi di energia e ponendo le basi per vere e proprie bombe ecologiche. Questo aspetto è molto presente nella riflessione di Mario Cucinella che sostiene infatti che “La definizione di sostenibilità deve tenere conto di un punto di vista tecnico e prestazionale e di uno attento a un nuovo rapporto tra architettura e paesaggio che generi identità con maggiore empatia creativa”.

Questa definizione è da tempo una sorta di marchio di fabbrica del lavoro di Cucinella e del suo studio MCA ed è anche il titolo del libro appena uscito (Mario Cucinella Architects. Creative Empathy, Skira), che raccoglie alcuni tra i più rappresentativi progetti internazionali dell’architetto, e anche della mostra allestita alla Triennale di Milano, in chiusura in questi giorni, e dedicata come vedremo poi a cinque progetti in corso di realizzazione a Milano.

In un momento in cui la parola sostenibilità ha praticamente perso di significato tanto se ne è abusato in modo superficiale, Cucinella si ostina a proporre contenuti validi per questa definizione indicando una strada contro un modello di edificato indifferente ai luoghi e alle persone e contro l’appiattimento e la semplificazione dei linguaggi.
 

Tecnologia e umanesimo

Qualche numero fa L’Architetto ha raccontato l’impostazione dei contenuti dell’edizione 2016 della School of Sustainability (SOS) promossa da Cucinella per offrire a giovani neolaureati una prospettiva progettuale e una visione complessiva del processo di trasformazione del territorio capace di dare risposte alle esigenze di rispetto dell’ambiente e del paesaggio. In quella circostanza il suo ideatore indicava così i contorni di uno sforzo per mantenere il significato di una battaglia per la sostenibilità: “La sostenibilità è costruire un ponte con il nostro passato. Oggi tutti parliamo di era post carbon, ma prima della rivoluzione industriale abbiamo vissuto duemila anni senza carbone costruendo bene e in armonia con l’intorno. Dobbiamo riprendere la capacità di dialogare con il clima che abbiamo perso: usando bene i materiali, sforzandoci di capire il luogo dove operiamo e rapportandoci in modo corretto con l’intorno possiamo ridurre i consumi energetici in modo molto significativo.

Occorre riportare al centro dell’attenzione il rapporto dell’uomo con il suo contesto, dobbiamo tornare a essere quello che eravamo un tempo per essere ancora capaci di costruire il futuro. Alcuni nel mondo dell’architettura banalizzano il ragionamento affermando che l’architettura è un’emozione. E invece ci vogliono due anime, la tecnologia e l’approccio umanistico”.

Questa filosofia progettuale è la chiave di lettura dei progetti targati MCA, che siano costruiti a Gaza o a Bologna, in Cina o ad Algeri, in Ghana o a Milano. E proprio nel capoluogo lombardo si è creata la felice coincidenza di cinque nuove realizzazioni, molto diverse tra loro e che esemplificano molto bene la capacità dell’autore di parlare tanti linguaggi, e tutti convincenti. E che sono state il tema della mostra alla Triennale citata in precedenza.
 

Mattoni a Milano

Effettivamente è una circostanza abbastanza singolare che ben cinque interventi, nati da committenti e procedure diverse, con tipologie di edificato molto differenziate, siano venuti a maturazione quasi in contemporanea: per un po’ di anni quindi vedremo Mario Cucinella attraversare il territorio metropolitano milanese per gestire cantieri così diversi. Si tratta di due interventi a Porta Nuova – l’area centrale di maggiore sviluppo in questi anni per Milano – la sede di Coima e il Centro Direzionale Unipol; la Città della Salute e della Ricerca a Sesto San Giovanni; un Polo chirurgico per l’Ospedale San Raffaele; un Museo d’arte nel centro storico milanese. Vediamone le singole caratteristiche.

 

Centro Direzionale Gruppo Unipol

Questo edificio, per dimensioni e posizionamento, rappresenta una sorta di completamento dell’intero comparto di Porta Nuova che ha trasformato l’area un tempo chiamata ‘Garibaldi-Repubblica’. Nato da un concorso pubblico, è l’accesso principale al sito e conclude e completa la piazza che si affaccia su via Melchiorre Gioia. È una torre alta oltre 120 metri – 23 piani fuori terra più tre interrati – con una superficie complessiva di 31mila mq, che comprende anche una piazza coperta. Un segno forte voluto esplicitamente dal committente Unipol.

L’interno della torre comprende un atrio a tutta altezza fino al 19° piano, uno spazio che svolge una funzione di moderazione del clima nelle diverse stagioni. Nell’ultimo piano è collocata una serra-giardino con uno spazio destinato a ospitare eventi. La struttura è in acciaio mentre la facciata combina il vetro – sempre molto chiaro a garantire la trasparenza – e il legno: elemento questo molto presente negli edifici immediatamente adiacenti. La torre ospiterà le funzioni direzionali di Unipol – la presidenza e l’amministratore delegato – oltre a un auditorium e spazi commerciali.

Il disegno degli spazi interni è pensato per conferire il massimo di respiro e profondità, consegnando agli ‘abitanti’ la possibilità di comunicare visivamente con l’esterno in modo totale.

La progettazione è stata sviluppata interamente in BIM, il che ha richiesto la realizzazione all’interno dello studio di un team apposito, con l’acquisizione di professionalità dedicate. Un’operazione preliminare complessa ma giudicata, oltre che indispensabile, molto efficace in termini di gestione del progetto, del cantiere e delle fasi di manutenzione.

I lavori inizieranno nel 2017 e si prevede si concludano nel 2019.
 

Sede Coima

Non poteva che essere sempre a Porta Nuova la sede centrale di Coima (ex Hines), la società di promozione immobiliare che è stata il motore di tutto l’intervento in questo spicchio di città. Un edificio di dimensioni relativamente ridotte – 2mila mq anch’esso messo a concorso – che però deve comunicare la sua natura di cuore pulsante e vuole creare un rapporto molto stretto con la parte più naturale dell’intero intervento: il parco attualmente in via di realizzazione. Nasce così un volume molto regolare che da un lato, sulla via di grande scorrimento, propone un pannello-vetrata non permeabile verso l’interno, mentre sui due lati lunghi è avvolto da due quinte di corteccia di legno che collegano l’artificiale al naturale, oltre a svolgere una funzione di controllo climatico assieme alle tende interne. La terrazza in copertura consente un affaccio privilegiato sul parco.
 

Città della Salute e della Ricerca

In un’area che un tempo era una piccola porzione della città operaia di Sesto San Giovanni sorgerà questo polo di eccellenza medica che riunirà due realtà milanesi operative ad alto livello da molto tempo: l’Istituto dei tumori e l’Istituto neurologico Besta. Sulla base del masterplan messo a punto da Renzo Piano è stata bandita una gara di project financing che lo studio MCA si è aggiudicato assieme all’impresa Condotte per l’intera realizzazione, esclusi gli equipaggiamenti scientifici.

Si trattava di progettare un luogo di cura e di ricerca, dove le persone e i loro bisogni, in un momento delicato della loro vita, sono al centro dell’ideazione e dell’intera funzionalità di una struttura dalle imponenti dimensioni. Oltre 200mila mq con uno sviluppo lineare su circa 600 metri che devono diventare una sorta di macchina pensante. E se qui troverà casa l’eccellenza della ricerca medica e della cura diretta sulle persone, l’intero impianto progettuale pone al centro il rapporto tra uomo e natura, dove questa è parte integrante della cura. La struttura del progetto è pensata per creare continuamente spazi di incontro, di socialità, di potenziale benessere: giardini su cui affacciano le camere di degenza, percorsi trasparenti e protetti per incontrare e affacciarsi sul parco circostante.

Le bonifiche del suolo sono terminate, la progettazione è ancora in corso.
 

Nuovo Polo chirurgico e delle urgenze Ospedale San Raffaele

L’Ospedale San Raffaele è una città, realizzata per di più con una trama molto fitta. Intervenire in questo disegno, quasi insinuandosi negli spazi residui è impresa ardua. Ed è quanto chiedeva il concorso vinto da MCA per la realizzazione di questo nuovo spazio operativo, che è stato pensato composto da due elementi di forza: una torre destinata ad accogliere le degenze e gli ambulatori e la grande piastra dove risiedono le sale operatorie, la terapia intensiva e il pronto soccorso. Questa seconda struttura è stata ideata come un poliedro ad angoli molto acuti e con pareti curve che ricordano la forma di un foglio piegato con lamelle verticali: si tratta di ceramica tagliata molto sottile montata su un telaio metallico. Le condizioni date hanno costretto a una progettazione degli spazi particolarmente attenta a sfruttare qualsiasi disponibilità, mentre i collegamenti sotterranei con le altre strutture dell’ospedale sono illuminati utilizzando la luce naturale.
 

Museo di Arte etrusca

Un committente privato amante dell’arte propone nel cuore antico di Milano – in corso Venezia – la rivisitazione di un palazzo storico, posseduto nel tempo da importanti famiglie, come museo ma anche come spazio pubblico con bar, ristorante e libreria. È questa la storia dell’ultimo progetto in rampa di lancio commissionato dalla Fondazione Luigi Rovati, il Museo di Arte etrusca. A partire da una selva di difficoltà iniziali legate alla difficoltà di modificare – per valorizzarlo – un giardino interno che nel tempo aveva maturato un vincolo tanto problematico quanto poco comprensibile. Problemi superati, così da potere valorizzare lo spazio verde con particolari specie arboree storiche.

MCA ha previsto di ampliare fino a 600 mq lo spazio ipogeo da destinare a museo per un’importante collezione di vasi etruschi, realizzando una serie di cupole in pietra serena, in sintonia con alcune costruzioni tipiche di quella civiltà. Le sottili lastre – provenienti da cave nei pressi di Bologna – sono poggiate su mensole che permettono di mantenere piccole fessure tra una e l’altra garantendo così la ventilazione e il controllo climatico. Il piano terra è dedicato alle funzioni pubbliche e commerciali di cui si è detto, mentre al primo saranno collocate collezioni di arte contemporanea e una biblioteca. L’ultimo piano è destinato a residenza dei proprietari.