Prove di sblocco

Prove di sblocco

Il corposo provvedimento Sblocca Italia mette in moto meccanismi di semplificazione per il mondo delle costruzioni. Ma su alcuni aspetti è timido e contraddittorio.
Piccolo viaggio tra le molte questioni aperte

di Paola Pierotti

Prove di sblocco

Prove di sblocco

Il corposo provvedimento Sblocca Italia mette in moto meccanismi di semplificazione per il mondo delle costruzioni. Ma su alcuni aspetti è timido e contraddittorio.
Piccolo viaggio tra le molte questioni aperte

di Paola Pierotti

Il Regolamento edilizio unico non sarà immediato

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Il riuso delle caserme occasione per ridisegnare pezzi di città

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I progettisti devono mettersi in gioco e costruire nuove committenze

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Se l’architetto deve certificare serve chiarezza di norme

Il decreto Sblocca Italia è legge dello Stato. E ora cosa succede? “Per noi in Emilia Romagna cambierà poco perché la legge regionale 15/2013 per alcuni dei temi che riguardano le procedure e la semplificazione era già andata oltre, sia pure con notevoli penalizzazioni per i professionisti tecnici. La promessa di un Regolamento edilizio unico va benissimo perché in quella direzione dovremo andare – dichiara Pier Giorgio Giannelli, presidente dell’Ordine degli architetti di Bologna – ma è un percorso che richiederà almeno due-tre anni di lavoro e il nostro terrore è che si traduca nell’ennesimo manuale di progettazione interpretabile. Sicuramente in tante altre realtà diverse dall’Emilia Romagna lo Sblocca Italia potrà effettivamente semplificare significativamente l’esecuzione di molti interventi, una grande possibilità per realizzare lavori che erano bloccati o in attesa”. 

Sblocca Cantieri, Sblocca Caserme, ItaliaSicura: quanti slogan sono passati nei titoli dei giornali di questi ultimi mesi: promesse e misure per correre ai ripari in questo momento di crisi drammatica per il settore, ma anche di assenza di visioni e strategie per impostare un piano di sviluppo e ancora per fronteggiare i fenomeni di esondazione e alluvione che hanno colpito in particolare alcune regioni del Paese anche nelle ultime settimane. 

A partire da fine estate abbiamo iniziato a leggere i dettagli dello Sblocca Italia: era il 29 agosto quando il decreto-legge n. 133 è stato approvato in prima battuta dal Consiglio dei Ministri e due settimane dopo, il 12 settembre, era arrivato in Gazzetta ufficiale. Dopo diverse settimane di confronto in commissione, il governo ha presentato in aula un maxi-emendamento interamente sostitutivo del testo iniziale e si è così approvato in via definitiva l’11 novembre il testo su edilizia, fisco e cantieri. 
 

Quali sono le novità

Novità per il mondo della progettazione?
Centonovantadue pagine di testo normativo dedicato a temi importanti come la manutenzione del territorio, la riqualificazione delle volumetrie esistenti, le incompiute, la messa in sicurezza degli edifici pubblici (scuole comprese), il regolamento edilizio unico, l’utilizzo di fondi europei, gli incentivi per l’edilizia privata con sconti sugli oneri. Qualche importante segnale sul fronte delle infrastrutture e novità sul fronte casa relativamente alle ristrutturazioni e alla manutenzione ordinaria e straordinaria. “Ben venga qualsiasi iniziativa che sblocchi l’attuale situazione di stallo nel settore dell’edilizia e dei lavori pubblici, anche se in Italia l’economia risulta bloccata per ragioni che vanno ben oltre la ‘burocrazia patologica’ che affligge da tempo il sistema Paese”. Arnaldo Toffali, presidente dell’Ordine degli architetti di Verona commenta così il fenomeno Sblocca Italia . “Intervenire sulla ‘burocrazia patologica’ è una necessità che dovrebbe indurre a ragionare sulle cause di questa degenerazione; questo significa (occasione mancata) che risulta indispensabile e non più dilazionabile interrogarsi sulle esigenze reali del Paese (i bisogni), sugli obiettivi da conseguire attraverso le normative (lo strumento principale di governo che produce tutele e/o opportunità) e sui mezzi necessari per conseguirli, quindi sull’apparato 'burocratico' fatto di uffici, procedure, procedimenti, ecc”.

Gli Architetti insieme alle altre associazioni di categoria hanno affiancato il governo in questa maratona faticosissima e qualcosa hanno ottenuto. Il Regolamento edilizio unico è sicuramente una conquista. Per semplificare e uniformare la normativa si prevede, infatti, l’adozione di un Regolamento edilizio unico che dovrà essere adottato da tutti i Comuni e che indicherà i requisiti prestazionali degli edifici, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e il risparmio energetico. Ancora, nelle ristrutturazioni ci sarà meno burocrazia: da oggi gli interventi di manutenzione straordinaria comprendono anche il frazionamento o accorpamento di unità immobiliari (anche con variazione delle superfici delle singole unità immobiliari e del carico urbanistico) purché non si modifichi la volumetria complessiva e si mantenga l’originaria destinazione d’uso. Conseguenza? Non si dovranno più pagare oneri di costruzione e urbanizzazione ma solo oneri amministrativi al Comune e basterà presentare la Comunicazione di inizio lavori (che servirà anche per la variazione catastale). Sempre in tema di ristrutturazioni, con la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) da comunicare a fine lavori con l'attestazione di un professionista si potranno effettuare varianti a permessi di costruire che non configurano una variazione essenziale (purché siano conformi alle prescrizioni urbanistiche-edilizie).
 

Rigenerazione urbana

Tra le misure urgenti per lapertura dei cantieri, la semplificazione burocratica e lemergenza per il dissesto idrogeologico ci sono anche alcune indicazioni utili per migliorare l’approccio in tema di rigenerazione urbana. Tra gli altri c’è l’articolo 26 relativo a “misure urgenti per la valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati”. “In considerazione dell’eccezionalità della situazione economico-finanziaria del Paese, anche per contribuire alla stabilizzazione finanziaria nazionale (…) – si legge nel testo – il recupero di immobili non utilizzati del patrimonio immobiliare pubblico costituisce variante urbanistica”. Per lo Sblocca Italia sarà il Comune a dover presentare una proposta di recupero dell’immobile, anche attraverso il cambio di destinazione d’uso, all’Agenzia del demanio che entro 30 giorni dovrà valutarla”. Sul tema dei progetti di recupero di immobili pubblici è scettico il presidente degli architetti di Bologna Giannelli, preoccupato “per il fatto che l'eventuale polverizzazione della proprietà non faciliti una riqualificazione energetica complessiva. Lo dico a fronte di un dato di fatto che ci tocca da vicino, l’ex Iacp della nostra città sta vendendo singole porzioni di proprietà impedendo di fatto una reale riqualificazione dell’insieme".

C'è anche un'altra faccia della medaglia. L’opportunità contenuta nell'articolo 26 dello Sblocca Italia potrebbe essere letta anche in un’altra chiave (se ben applicata), considerando l’esempio virtuoso del programma “Réinventer Paris”. Nella capitale francese l’amministrazione ha lanciato un appello ai professionisti di tutto il mondo per rigenerare 23 siti cittadini. Si parla di intervenire su edifici, terreni, architetture di pregio, spazi pubblici urbani e aree dismesse attraverso progetti che soddisfino un bisogno reale e siano legati al vivere quotidiano. I luoghi selezionati sono di proprietà della città di Parigi o di suoi partner e la competizione è strettamente legata al progetto vincitore: non ci sono premi in denaro ma la volontà di passare al cantiere in tempi brevi. A pochi mesi dall’elezione del 5 aprile 2014 il sindaco di Parigi Anne Hidalgo ha lanciato questa operazione con l’intento di sperimentare un nuovo modello urbano sociale e tecnologico: il concorso è aperto a progettisti e investitori.

“Se qualcuno vorrà trarre da questa vicenda parigina una qualche risposta all’edilizia caotica, ai conflitti e alle tristezze delle periferie romane, forse se ne potrà ricavare qualche positiva indicazione” scrive Massimiliano Fuksas sull’Espresso commentando l’operazione ‘Ripensare Parigi’. “Un approccio molto interessante da replicare nelle nostre città – commenta Michele Lorusso, direttore della Fondazione Patrimonio Comune dell’Anci – a ben guardare, il progetto che cerca Parigi è un ensemble di competenze e di sensibilità: sicuramente l'aspetto architettonico e tecnico ma anche le esigenze degli utenti finali, la gestione degli spazi, le modalità di finanziamento e i possibili introiti per renderlo sostenibile nel tempo. Crediamo che questa sia la strada per ridare vita alle caserme e agli immobili pubblici non utilizzati, modello di azione per i professionisti e per gli operatori del settore e metodo che i Comuni devono incentivare favorendo, quindi, l'uso e la gestione migliore, non rincorrendo il maggior incasso”.
 

Le opportunità per i professionisti

Complessivamente opportunità per i professionisti nello Sblocca Italia non se ne intravedono, eccezione fatta per le grandi opere che sembrano fare riferimento a “grandi gruppi”, dove il fattore finanziario pare prevalere su quello professionale. “Le opportunità per i professionisti – dice ancora Toffali – dipenderanno dal fatto che si trovino investitori che riescano a intravedere nel decreto un’opportunità (di profitto). Riqualificare sembra oggi un’azione a doppio taglio: migliora il contesto, ma accresce anche un valore che non è più o non tanto un valore di mercato bensì una rendita (catastale) tassabile. È evidente che ogni intervento sul patrimonio pubblico dovrà inoltre trovare copertura economica e finanziaria, per cui il circolo vizioso rimarrebbe lo stesso. I soldi – spiega il presidente di Verona – si prelevano con la tassazione diretta o indiretta. Ora la tassazione diretta sembra assumere una nuova veste: realizzare l’intervento a scomputo delle tasse (Sblocca Italia, articolo 24)”.

Un altro punto di vista sullo stesso articolo, “Misure di agevolazione della partecipazione delle comunità locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio”, è espresso da Ezio Micelli, docente Iuav di estimo e valutazione economica dei progetti e consulente di numerosi enti pubblici e privati in tema di valorizzazione immobiliare. “Si potrebbe aprire una straordinaria stagione di sperimentazione da parte della Pubbliche amministrazioni in tema di dotazioni territoriali: i beni di pubblica utilità possono diventare dotazioni territoriali anche temporaneamente, senza dover far ricorso alla via tradizionale dell’appalto, ma contando sulla partecipazione attiva della città. Qui vedo anche un motore per innovare il mestiere del progettista e per tentare nuove sperimentazioni”. Alcuni casi in Italia sono già realtà, basta citare l’operazione dello Spazio Grisù a Ferrara, la prima factory creativa dell’Emilia Romagna realizzata in 4000mq nell'ex caserma dei Vigili del Fuoco. “Se generalmente gli urbanisti vedono con diffidenza l’impossibilità di definire l’assetto finale di un’area, l'uso temporaneo – continua Micelli – può essere ottimale soprattutto in questo periodo di assenza di investitori, senza precludere forme transitorie a beneficio della cittadinanza”. I progettisti dovranno mettersi in gioco e pensare anche a nuove forme di committenza: associazioni e operatori con specifici contenuti da veicolare.
 

Timidi passi avanti

Tanto si parla di rigenerazione urbana ma poi la norma tratta il tema parlando soprattutto di ristrutturazione. “La più complessa questione legata alla rigenerazione e al riuso – dichiara Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti – è presente in qualche articolo, c’è una sorta di contaminazione ma non è affatto misurabile. Nell’articolo 17 si fa riferimento alla rigenerazione scrivendo che i Comuni ‘possono far pagare meno oneri se si interviene sulla città consolidata’. Ancora – aggiunge il presidente – anche nell’articolo 24 si dice che ‘le associazioni di cittadini se lavorano sul tema del riuso possono godere di incentivi fiscali’. Due esempi per dire che il messaggio si sta recependo ma che lo Sblocca Italia non è ancora una norma coerente in grado di incentivare la rigenerazione urbana, ci sono troppi ‘possono’: non è uno strumento”.

In generale gli architetti restano scettici, affaticati dalla complessità delle norme. “Ogni mezzo deve essere strumentale al fine che deve perseguire (concretamente) e in particolare alle esigenze del Paese. Non si riesce ancora capire per quale motivo – commenta Toffali – siano necessari, ad esempio in campo edilizio, tutti questi titoli abilitativi di natura procedimentale (CIL, SCIA, DIA) e di natura provvedimentale (permesso di costruire espresso o tacito per silenzio assenso). Perché mai un’attività edilizia viene chiamata ‘libera’ richiedendo una sua conformità alla normativa di ogni ordine e grado e addirittura imponendo adempimenti amministrativi sotto comminatoria sanzionatoria?”. Ancora una volta per molti lo Sblocca Italia sembra concepito nella logica emergenziale anziché risolvere questioni sistemiche. “L’attività di semplificazione di ultima generazione infatti – spiega Toffali che, oltre a essere presidente dell’Ordine, lavora nell’area tecnica di un’amministrazione pubblica – sostituisce l’attività provvedimentale della Pubblica amministrazione con l’attività asseverativa del libero professionista, che risulta però il soggetto più debole e meno tutelato della filiera (rispondendo penalmente e patrimonialmente degli eventuali errori e/o dichiarazioni mendaci)”.

Lo stesso tema viene sottolineato da Stefano Pantaleoni, coordinatore della commissione normativa e vicepresidente dell'Ordine degli architetti di Bologna, che sottolinea che “le norme dovrebbero essere scritte anche dai tecnici e non solo dalle amministrazioni. Lo Sblocca Italia dà effettiva indicazione sulla riduzione di carichi procedurali per alcuni interventi, ma trasferisce ancora una volta oneri e responsabilità ai professionisti tecnici, che si trovano nella spiacevole posizione di avere responsabilità da funzionario pubblico, lavorando tuttavia in una logica di mercato (peraltro orientato sempre di più ai feroci ribassi). Resta sempre poi la difficoltà più onerosa di dove far collimare le disposizioni giuridiche locali con quelle regionali e nazionali”. 
 

Architetto o pubblico ufficiale?

L’opzione dell’architetto-pubblico ufficiale preoccupa il mondo della progettazione e sicuramente resta un tema da affrontare in un Paese come il nostro, dove secondo l’Agenzia delle Entrate ci sono 70mila studi di architettura che impiegano in media 4 addetti per studio: 1,4 soci, un dipendente non architetto, 0,2 dipendenti architetti e 1,5 architetti con partita Iva. Far crescere la taglia degli studi serve sicuramente anche a dominare la complessità del mestiere. “Certificare nel nostro Paese è difficilissimo – aggiunge Freyrie – serve maggiore chiarezza. Per semplificare dovrebbe esserci la SCIA per quel che riguarda le opere interne; il permesso di costruire per la parte pubblica dell’architettura che ha un impatto diretto sull’esterno, e che dovrebbe essere concesso in 90 giorni come avviene in Germania e non in 8 mesi com’è la media italiana; tutto il resto è edilizia libera, senza richiedere titoli. Purtroppo in Italia abbiamo troppe zone grigie: basta ricordare che a Milano con la super-Scia si riesce a trasformare radicalmente un palazzo”.  
 

Tra le perplessità diffuse, qualche elemento di novità si riesce a trovare quantomeno nell’impostazione (si dovrà poi seguire l’applicazione) anche tra le misure per il rilancio dell’edilizia. Lorusso ribadisce la possibilità data ai cittadini di gestire spazi pubblici con la riduzione delle imposte locali (articolo 24), mentre nell’articolo 17 è ancora Ezio Micelli a sottolineare “la fuga in avanti dello Sblocca Italia rispetto ad esempio al disegno di legge Lupi (che tratta di accordi e perequazione tra pubblico e privato) sulla cattura di valore in relazione a interventi su aree o immobili in variante urbanistica, in deroga o con cambio di destinazione d’uso”. Nello Sblocca Italia si parla di un valore che andrà suddiviso in misura non inferiore al 50 per cento tra Comune e privati e andrà erogato sotto forma di contributo straordinario per la realizzazione di opere pubbliche o servizi, cessione di aree, edilizia residenziale sociale. “Questa norma di fatto ratifica molte pratiche in uso tra varie amministrazioni locali che già fanno programmi complessi – commenta Micelli – è una scossa importante che però non poggia su un quadro di strumenti organico e appare una norma di principio paradossalmente cedevole, ovvero emendabile da Regioni e Comuni”.

Una buona carta, che andrà giocata bene. Lo stesso vale per la promessa per il Regolamento edilizio unico e per le iniziative volte a un più ampio piano di riuso e rigenerazione urbana.